Lo sfogo Quel no di Musso agli alluvionati

Caro Massimiliano, lei sa molto bene con quanta convinzione e passione sostengo da tempo il senatore Musso. Ci siamo anche scambiati pareri divergenti non poche volte, io e lei, proprio al riguardo. Non sono una persona particolarmente riflessiva ma essenzialmente istintiva. Eppure da oggi mi prendo una pausa di riflessione. Devo riflettere. Necessariamente. Perché se usassi l'istinto, in questo momento volterei pagina.
Mi ha tarpato le ali l'astensionismo del senatore Musso al decreto «Milleproroghe»: se posso muovere una critica forte verso la parte Pd ligure presente a Palazzo Madama che solo per partito preso ha affossato la propria regione e ha «alluvionato» ancora una volta i sestresi, sinceramente al contempo non comprendo un'astensionismo di un papabile candidato sindaco in tale contesto. Questa volta non riuscirei a trovare un'idonea giustificazione alla sua scelta neppure se il buon Dio mi avesse dotata del doppio della fantasia di Walt Disney.
E difendere l'indifendibile non appartiene al mio Dna. Sicuramente, ne seguiranno motivazioni, precisazioni a tale gesto: ha sempre dato ampie spiegazioni alle sue scelte e sono certa lo farà anche ora. Attenderò quelle spiegazioni. Oggi certamente necessarie, ma non per me che sono «una goccia nel mare», ma per Genova, per i genovesi e per tutti coloro che nell'alluvione hanno perso anni e anni di lavoro. Uno schiaffo di questo genere, la gente che lavora, non lo meritava proprio né dalla sinistra né da un possibile sindaco di area liberale. ...Perché alla fine non vorrei mai che in nome del liberalismo politico, come disse Isaiah Berlin «La libertà per i lupi è la morte degli agnelli». Anche attraverso un voto di astensione.