Lo sfogo di Ron Dennis: "La Rossa era pronta a barare tutto l'anno"

Anche la Renault finì nella rete McLaren: ex tecnici del team di Briatore avvisarono la squadra inglese. Prima della spy story Ferrari

La strana alleanza è possibile. Ferrari da una parte e Renault dall’altra; il presidente tifoso Luca di Montezemolo e il manager vincente e molto billionaire Flavio Briatore. Due simboli del successo che potrebbero avere qualcosa in comune da far valere contro la McLaren. Che cosa? Una fuga di notizie. Plateale per il Cavallino, visto che sono finite in mano a un ingegnere McLaren 780 pagine di segreti; fastidiosa per la Regiè, visto che alcuni tecnici lasciarono Briatore a fine 2005 per approdare alla corte di Ron Dennis e, pochi mesi dopo, la McLaren presentava ricorso sul mass damper, un congegno inventato dai francesi capace di incollare la vettura in pista. Tutto ciò emerge dopo aver saputo che anche la Renault, con propri osservatori, sedeva in aula giovedì scorso a Parigi.
La Ferrari ovviamente non commenta, ma sembra tutt’altro che infastidita all’idea che possa nascere un’«alleanza» a tutela dei reciproci interessi. Sono infatti curiose le analogie fra i due casi: a marzo, imbeccati da Stepney, gli uomini di Ron Dennis chiesero alla Fia un chiarimento sul fondo mobile della Rossa e la Fia comunicò a tutti che no, non si poteva accettare un sistema siffatto. La Ferrari fu costretta a toglierlo. Stessa identica procedura era stata adottata, un anno prima, sempre dalla McLaren, per chiedere lumi sul mass damper. E la Renault disse addio alla sua invenzione. Da qui i dubbi avanzati a Silverstone da un tecnico di punta del team transalpino: «Ma guarda che curiose somiglianze fra le due vicende...». «All’epoca - fa poi notare un addetto ai lavori - si disse che le informazioni sul dispositivo Renault fossero arrivate alla McLaren da tecnici ex Renault assunti dal team inglese a fine 2005».
Tutto questo mentre ieri sera, con una lunga lettera aperta indirizzata al membro italiano nel consiglio Fia, Luigi Macaluso - l’uomo che di fatto ha convinto Mosley a riaprire il caso -, Ron Dennis, boss McLaren, ha ripercorso l’intera vicenda dal suo punto di vista, accusando, fra l’altro, la Ferrari di aver vinto illegalmente in Australia. «Senza l’indicazione ricevuta da Stepney c’è da pensare che avrebbero continuato a correre con il fondo illegale...». Non solo: Dennis ha illustrato una sua - francamente curiosa - teoria: «Raccontando del fondo della Rossa, Stepney si comportò correttamente... lo fece nell’interesse dello sport. E chi rivela cose illegali va protetto». E ancora: «La vicenda sul fondo Ferrari e quella del dossier sono due cose diverse: la prima ci vedeva coinvolti, la seconda era una questione fra due singoli che agivano per se stessi... La Ferrari, fin da quando ha saputo del dossier a casa Coughlan ha però provato a massimizzare il danno per noi per avere un vantaggio nel mondiale, sostenendo che altri nel team sapevano... Il Consiglio mondiale ha invece ritenuto che i manager a cui Coughlan aveva mostrato singole pagine del dossier non sapevano che fossero informazioni confidenziali della Ferrari...». Quindi l’ultima precisazione a Macaluso: «Dice che non è stato permesso alla Ferrari di portare prove a Parigi? Non è vero: hanno presentato un memorandum di 118 pagine...». E Maranello come reagisce al Dennis-pensiero? Ovvio, «no comment». Intanto presenta un nuovo esposto contro Stepney per il trafugamento di informazioni.