Lo sfogo di Tronchetti: "Campagna assurda per alterare la verità"

L'ex presidente, fuori dalle indagini sullo spionaggio: "Sono soddisfatto per l'esito della vicenda ma sconcertato dagli attacchi"

La medaglia ha due facce. La prima. «Sono contento e soddisfatto. Dopo tre anni e mezzo di indagine è emersa la verità». La seconda. «Sono sconcertato. Sta continuando una campagna che cerca di alterare i fatti». Un sollievo «avvelenato». Marco Tronchetti Provera, ex numero uno di Telecom Italia e attuale presidente di Pirelli, esce dall’inchiesta della procura di Milano sui dossier illeciti. Il suo nome – come quello di Carlo Buora, amministratore delegato della compagnia telefonica – non figura nella lista degli indagati. Eppure.

Eppure Tronchetti Provera viene ancora evocato come il «grande burattinaio» dell’affaire Telecom. Lui, dietro l’ex capo della security Giuliano Tavaroli e la sua rete di «spioni». È questa la «campagna che cerca di alterare la verità, malgrado ogni evidenza». Un fatto «inaccettabile», persino «incomprensibile». Nessun riferimento esplicito, ma l’indicazione è chiara. Due pagine, su La Repubblica di ieri. Il quotidiano di Ezio Mauro da sempre tiene alta l’attenzione sull’inchiesta milanese. Attenzione che non è scemata nonostante i pm abbiano sì indagato le due società, ma non i vertici aziendali. Anzi.

Repubblica, infatti, pubblica un lungo colloquio con Tavaroli. Il primo di una serie che dovrebbe continuare nei prossimi giorni. E il messaggio è piuttosto chiaro: Tronchetti sapeva. Il quadro – scrive ancora il quotidiano – è quello di «uno scandalo che nessuno ha voglia di affrontare». E «vedremo se lo farà la prudente magistratura di Milano». Tavaroli parla. Lo stesso Tavaroli che, in un interrogatorio dell’aprile 2007 pubblicato solo due giorni fa da La Stampa, ribadiva «di non aver consegnato né all’ad Buora né al presidente Tronchetti i singoli dossier», che «i colloqui avvenivano non duravano mai più di 5 o 10 minuti», e che «ho messo al corrente il presidente delle vicende più rilevanti senza fare alcun riferimento alle modalità con cui io ero venuto in possesso delle mie fonti». Due versioni non esattamente allineate.

Per Tronchetti, comunque, resta la soddisfazione per «la conclusione cui sono arrivati i giudici dopo tre anni e mezzo di indagine, dopo che sono stati sentiti centinaia di testimoni, e viste migliaia di carte. È emersa con chiarezza la verità». E in attesa che la «campagna» finisca, questo è «un dato estremamente importante».