Sfollati, blocchi stradali sulla Cassia

C’è chi minaccia di denunciare il Campidoglio, chi contesta il silenzio intorno all’iniziativa, chi si preoccupa delle difficili condizioni di vita cui andranno incontro gli sfollati. E chi paventa un probabile calo nelle quotazioni del mercato immobiliare dell’area individuata per «sistemare» gli ex occupanti. Il trasferimento delle prime quaranta famiglie dal Residence Roma a un immobile in zona Giustiniana non è stato insomma accolto con favore da parte dei residenti, che ieri hanno manifestato per protestare. Erano duecento, giovani e anziani e hanno bloccato via Cassia all’altezza dell’incrocio con via Giustiniana, causando qualche problema alla circolazione stradale, finché la polizia non è intervenuta per invitare i manifestanti a liberare la via, dopo che si era verificato qualche momento di tensione quando alcuni automobilisti avevano tentato di forzare il blocco stradale.
Al centro della protesta diverse motivazioni. Secondo alcuni l’immobile di tre piani che ospita le prime famiglie sgomberate sarebbe un ex residence suddiviso in settanta piccoli monolocali, troppo piccoli per ospitare un’intera famiglia. Altri chiedono di illuminare meglio la zona e di attrezzarla con i cassonetti. I più critici, infine, sostengono che gli occupanti del Residence Roma vivevano di espedienti se non di furti e rapine e dunque creeranno problemi di ordine pubblico, chiedendo quindi di sistemarli altrove. E sullo sfondo, il timore per molti è che il nuovo insediamento comporti un ribasso nelle quotazioni del mercato immobiliare: l’edificio che ospita gli sfollati dista appena un chilometro dall’Olgiata.
Intanto centrosinistra e centrodestra si scambiano accuse. Secondo Silvio Di Francia, coordinatore della maggioranza, «in particolare An», che sarebbe dietro queste proteste, «non vuole la chiusura dei Residence».
Lapidaria la replica del consigliere comunale di An Luca Malcotti: «An non è contraria alla chiusura dei residence, anzi denuncia da anni questo scempio creato e mantenuto dalla sinistra e pagato dai romani. Vorremmo chiuderli, e non spostarli in altre aree della città con soluzioni altrettanto inadeguate e improvvisate. La sinistra fa il gioco delle tre carte e si lamenta se i cittadini protestano».