Gli «sfollati» protestano a suon di violini

Eseguite canzoni dell’Est europeo e milanesi: «Siamo persone come voi»

Roberto Zadik

Rom in concerto in nome dell’integrazione e del rispetto tra culture. Fra danze e canti tradizionali, ieri in Piazza Cordusio, dieci dei 79 nomadi «sfrattati» da via Capo Rizzuto e ospiti della Casa della carità di don Colmegna, hanno suonato davanti a tutti, in pieno centro. A partire dalle 17 si è svolta la loro performance per farsi conoscere e accettare, a suon di violini e fisarmoniche.
Dopo lo sgombero dal campo di via Capo Rizzuto dello scorso 29 giugno, quelle famiglie sembrano avere voglia di vivere come tutti gli altri.
Proprio per eliminare diffidenze e barriere culturali, il gruppo di rom ha imbracciato gli strumenti alternando canzoni milanesi e melodie appartenenti alla loro tradizione. Nel corso dell’esibizione i musicisti hanno eseguito brani del folklore meneghino come «O mia bela Madunina», intrattenendo le persone intorno a loro. Tra la gente tante opinioni. Sulla complessa situazione attuale don Massimo Mapelli, sacerdote della Casa della carità, ha spiegato che per risolvere le cose «c’è bisogno di progettualità, si deve fare qualcosa, insomma». Per i volontari della Casa di Don Colmegna, oltre all’abbattimento dei pregiudizi, ci vogliono proposte concrete e a breve termine. Come ha detto Davide, 19 anni: «Basta con le parole, ci vogliono i fatti. È necessario creare un’amicizia tra milanesi e rom. Sono persone come noi».
È stato un pomeriggio di musiche e proposte, al termine del quale rom e volontari sono tornati in pullman alla Casa della Carità.