Sforna il pane a Ferragosto: verbale da 1.032 euro

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da Roma

«Guardi la fontana di Trevi e ti ricordi che Roma è una città d’arte. Poi guardi il muro di turisti di fronte alla fontana e non può sfuggirti che Roma è una città turistica. Poi guardi questa multa e capisci che ti sei sbagliato, o magari è solo che in Campidoglio, poverini, non se ne sono accorti». Appoggiato alla porta dell’«Antico forno», il panificio (tra i più antichi di Roma) del quale è titolare da 17 anni, Gianni Riposati si concede un largo sorriso mentre sventola il verbale vergato con zelante cura dai vigili urbani alle 13.10 di mercoledì scorso. Una multa di 1.032 euro presa «per aver sfornato pane fresco anche a Ferragosto», spiega l’uomo che nel ’90 ha fondato l’associazione «Quelli della domenica» ed è riuscito a strappare il via libera all’apertura domenicale dei negozi. «Ma a Ferragosto no, non si può. E io invece l’ho fatto. Sono un criminale, eh?».
Be’, non ha ucciso nessuno.
«No, e sono ben felice di avere aperto. L’ho fatto per affermare un principio: è tollerabile che nonostante il decreto Bersani autorizzi a derogare alla chiusura festiva nelle città d’arte e in quelle a prevalente economia turistica, il comune di Roma non contempli questa possibilità? Se non siamo una città d’arte qualcuno avverta l’Unesco, che da 27 anni si ostina a dire che il centro storico della Città eterna è patrimonio mondiale dell’umanità...».
Hanno multato solo lei?
«Ero il solo aperto, qui. Ma so che anche una farmacia di via Nazionale ha subito la stessa sorte. Una farmacia. E perché non multare anche i pronto soccorso capitolini che sono restati aperti? Altro che capitale europea: Veltroni vuole la città aperta con la “notte bianca”, ma poi un forno aperto a Ferragosto o a Pasquetta dev’essere punito. E doveva vederli i due vigili: per entrare qui a multarmi hanno dovuto sgomitare tra i venditori di merce contraffatta e gli abusivi della corte dei miracoli che bivacca di fronte alla fontana. Ma chissà come mai alla fine il verbale ce l’ho solo io».
La morale di questa storia?
«Semplice: la legge, per come la applica il comune, è assurda. E io non mollo la mia battaglia. Ci si lamenta per la città “chiusa per ferie”, ma poi si razzola male».