Sfrattato sfonda la porta di una casa popolare

«Io sono per la strada e ai nomadi regalano l’appartamento»

A quell’età, in quella condizione - vent’anni, e già tante, troppe speranze trasformate in delusioni -, con una moglie, una figlia piccola e un’altra in arrivo, se ti danno lo sfratto e sei disoccupato, be’, finisci per forza col pensare - e qualche volta fare - gesti disperati.
Come prendere martello e piccone per tentare di sfondare la porta di un appartamento vuoto, alla «diga» di Begato. «Sono disperato - racconterà poi Davide T., genovese, agli agenti del commissariato di Pré, intervenuti per fermarlo -. Sono stato buttato fuori di casa, non so dove andare a cercare un tetto per me e per la mia famiglia, mentre qui, a Begato, ci sono appartamenti vuoti con le porte d’ingresso murate. Non è giusto - aggiunge - che io sia per la strada con i miei familiari, quando ai nomadi, tanto per dire, sono state regalate le case, che hanno potuto anche scegliersi».
Quella dei nomadi non gli va proprio giù, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza, della sopportazione: li ha visti arrivare, ha saputo che non pagano niente, anzi prendono un sussidio. E lui, invece...
Così spiega ai poliziotti come si è deciso ad abbattere la porta di un appartamento vuoto di via Cecov, in uno dei palazzoni popolari che sono di proprietà dell'Arte, l’azienda regionale territoriale per l'edilizia.
Il giovane dichiara anche agli agenti che finché ha avuto lavoro ha sempre pagato le tasse: «Ho presentato - implora - domanda di alloggio a tutti gli enti territoriali, ma non ho mai avuto risposta. È per questo che, anche se sono incensurato, ora ho scelto di commettere un reato».
Al giovane, infatti, è già arrivata una denuncia per danneggiamento aggravato. La casa, invece, non gli arriva proprio.