Sfratti, perché Ferrero non può bloccarli

Se il governo approverà quanto il ministro Paolo Ferrero dava ieri per scontato, compirà un atto senza precedenti nella storia repubblicana. Il governo, infatti, è in carica solo per gli affari correnti. E considerare affare corrente un blocco degli sfratti non sta né in cielo né in terra. In secondo luogo, Ferrero aveva già proposto in Consiglio dei ministri un decreto-legge di blocco degli sfratti qualche mese fa, proposta respinta e trasformata in disegno di legge che il Parlamento non ha approvato. Ora, Ferrero ci riprova, ma non si vede che cosa sia cambiato e perché il governo - dimissionario - debba approvare oggi quello che non ha approvato ieri, quando aveva pieni poteri.
Il ministro di Prc, in terzo luogo, fa il discorso dello stanziamento dei 550 milioni e dice che basta una proroga fino all'autunno. Ma è una bufala. In pochi mesi, la mano pubblica non ristruttura e non ricostruisce un bel niente, neanche un pollaio.
Noi abbiamo già detto e dimostrato che lo stanziamento di 550 milioni, se fosse finalizzato ad affittare alloggi (come logica vorrebbe) e non a costruire o a ristrutturare (come vuole una logica ambigua), servirebbe a dare una casa per 15 anni a tutti, non uno escluso, gli inquilini interessati al blocco sfratti.
Un’ultima annotazione. Il provvedimento d’urgenza che il governo caduto varerebbe questa mattina dovrebbe - per dettato costituzionale - essere convertito in legge entro 60 giorni.
Con questi chiari di luna è ben difficile che trovi una maggioranza in Parlamento e, in questo caso, decadrebbe sin dall’inizio. Una bella trappola per gli inquilini che se ne avvalessero, che dovrebbero pagare i danni. Ci penserà Ferrero a tenerli indenni dalle richieste di risarcimento e provvederà lui con la sua personale solidarietà, insieme con quella degli altri ministri che votassero il provvedimento?
*presidente Confedilizia