Sfratto ai piccioni: alla città costano cinque milioni l’anno

L’amministrazione innalzerà una decina di «torri» per catturare i volatili in periferia

Dovranno rinunciare alla cittadinanza milanese. Le piazze del centro non saranno più un paradiso. Niente più vista attico in zona 1, tra le guglie del Duomo e i terrazzi dei palazzi nobiliari. E basta pure con le puntatine nei bar a scroccare patatine ai turisti. Già, tempi duri per i piccioni di piazza Duomo, stavolta Palazzo Marino fa sul serio: dopo anni di insuccessi con i pennuti usciti sempre indenni da scontri frontali, adesso il Comune di Milano assicura che «entro il 2011 il problema sarà risolto definitivamente».
Certezza dell’assessorato alla Salute consapevole dei danni provocati dall’ingombrante presenza di poco più di ottomila piccioni che, di notte, su piazza Duomo scendono a quota mille. Statistica del Dipartimento di biologia animale dell’università di Pavia che ne calcola 570 per chilometro quadrato ovvero 200mila su tutta la città e, particolare, con la predilezione a nidificare nelle case d’epoca - la cui costruzione è antecedente al 1945 - e localizzate soprattutto nelle zone centrali e in quelle nord orientali della città.
Dettaglio che, dunque, supporta la decisione dell’amministrazione comunale di innalzare una decina di «torri piccionaie» intorno alla città per allontanare i piccoli dal centro e dimezzarne il numero. «Progetto già attuato a Basilea, Parigi, Londra e Nottingham» dicono dall’assessorato alla Salute. Risultato? «A Basilea, ad esempio, questo progetto ha portato al dimezzamento del numero dei piccioni, alla riduzione di 1.650 chili di guano al giorno e di 2.500 uova».
Concretamente, in ciascuna delle torri - alte due metri - i piccioni troveranno cibo e nidificheranno sotto controllo cioè le uova saranno sostituite da uova finte e sarà consentita una sola nidificazione all’anno. Particolare, quest’ultimo, non secondario: infatti, «la capacità riproduttiva dei piccioni è valutata in dodici figli per coppia all’anno» segnala l’ufficio tutela animali del Comune.
Evidente, quindi, la strategia del controllo demografico che, in soldoni, eviterebbe un costo alla città pari a 5 milioni di euro all’anno. «È il danno al patrimonio artistico ed edilizio milanese» chiosa Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia: «Palazzi, chiese e statue imbrattate e danneggiate, 5 milioni di euro spesi per la manutenzione e la protezione del patrimonio privato e 150mila per quella effettuata da Amsa. Quadro cui s’aggiunge la diffusione di zecche, pidocchi e altri parassiti e vettori di infezioni dalle grondaie e sottotetti degli appartamenti agli ultimi piani».
Ma, continua Colombo Clerici, occorre «una legge regionale per cacciarli»: «I piccioni non sono né di proprietà privata né animali domestici ma rappresentano una specie appartenente alla cosiddetta “fauna domestica inselvatichita” ossia è fuori luogo continuare a considerarli “specie non cacciabile“». Aspettando una legge regionale a riguardo, «altrimenti se sono intoccabili, i danni che provocano devono essere oggetto di risarcimento e la Regione ha peraltro un fondo ad hoc» - il Comune invita i suoi vigili a multare chi dà cibo ai piccioni poiché «i cittadini segnalano infrazioni all’ordinanza contro la distribuzione di cibo, ma nessun ghisa interviene con le sanzioni». Nessun stupore, la media è di una ventina di sanzioni all’anno, nonostante piazza Duomo è trasformata in immondezzaio a cielo aperto dai pennuti che banchettano a scrocco.