Sfrecciare in scooter con meno di mille euro

Adesso il panorama è completo. L'istituzione di incentivi per l'acquisto di ciclomotori chiude il quadro delle iniziative statali a sostegno del mercato delle due ruote. Se fino all'altro ieri erano infatti previsti solo sconti per chi decideva di acquistare una moto (o uno scooter) con cilindrata compresa tra 51 e 400 cc, ora si può contare su importanti ribassi anche per i modelli più tranquilli ed economici. L'opportunità è allettante, poiché con un migliaio di euro, anche meno se si punta sui low cost provenienti dall'Estremo Oriente, si porta a casa al prezzo di una discreta bici un veicolo di nuova generazione perfetto per affrontare con la massima agilità le insidie del traffico. Con 588 euro, invece di 840 si porta a casa un ciclomotore elettrico pieghevole, l’Ecoway, 796 euro (contro i 995 del listino) bastano per diventare proprietari dello scooter Prince di Linhai, oppure, se si punta a marchi più conosciuti, 959,20 euro sono sufficienti per un Kymco Agility 50 normalmente proposto a 1.199 euro, e 1.112 contro 1.390 per un Garelli Flexì 50.
A differenza di quanto accade per le moto, il contributo riservato ai modelli di piccola cilindrata non è fisso, ma prevede due differenti percentuali, con un tetto massimo. Se fare i conti nel primo caso è più semplice, visto che si scalano 500 euro dal prezzo di listino (con risultati interessanti, dato che uno scooter Linhay Eggy 125 scende a 1.090 euro, mentre per chi preferisce le moto classiche la Ss 125 marcata Sym si acquista con 999 euro), per i ciclomotori bisogna innanzitutto verificare a quale categoria appartenga. Tutti, infatti, sono classificati Euro 2, dato che questo è il massimo livello fissato dall'Europa per i modelli più piccoli, ma alcuni sono classici, altri si differenziano per i consumi particolarmente bassi. Nel primo caso si ha diritto all'8 per cento di taglio del prezzo, fino a un tetto di 180 euro, mentre nella seconda ipotesi la percentuale sale al 20 e l'importo massimo detraibile a 350 euro.
L'acquisto di un modello più ecocompatibile rappresenta indubbiamente l'opportunità più favorevole, poiché oltre all'incentivo più elevato l'economia si presenta sotto forma di costi di gestione più contenuti. Quando si parla di consumi bassi si intendono percorrenze particolarmente ampie, che possono raggiungere i 50 chilometri con un litro di benzina. Nella maggior parte dei casi, questi sconti sono cumulabili con quelli previsti da alcuni Enti locali, da Lazio e Lombardia ai comuni di Modena, Firenze, Lucca e Catania, e prevedono sempre la demolizione di un vecchio veicolo a motore, con omologazione Euro 0 e 1. Oltre a dare un aiuto al settore in difficoltà, gli 8.750.000 euro stanziati dal ministero dell'Ambiente hanno lo scopo di svecchiare un parco circolante che prevede ancora troppi veicoli di vecchia generazione, che bruciano miscele ad alta percentuale di olio.
Se gli scooter e le piccole moto fino a 50 cc rappresentano le soluzioni più facilmente accessibili per chi vuole muoversi agilmente con una spesa contenuta, il provvedimento del ministero comprende altre voci di incentivi. Sono quattro i capitoli aggiuntivi, con sconti del 30 per cento e differenti limiti, destinati a chi sceglie di passare a modelli più prossimi alle emissioni zero. Si può arrivare a 850 euro per un ciclomotore elettrico e a 1.300 per un veicolo sempre alimentato a corrente, ma con prestazioni superiori ai 46 km/h. È 600 e 950 invece il limite riservato a chi decide di acquistare un ciclomotore o una moto di tipo ibrido, con motore elettrico accoppiato a quello classico a scoppio. Veicoli elettrici sono già disponibili nelle concessionarie, il più economico è il Brezza della cinese Su Zhou (1.500 euro di listino che scendono a 1.050 con gli incentivi) mentre per l'ibrido al momento non c’è alternativa, c’è solo il Dado Motors Yy50 che dal prezzo pieno di 1.690 passa a 1.183 euro. Tra un paio di mesi inizierà poi la produzione dei modelli Piaggio, che partirà con l'Mp3, lo scooter a tre ruote che beneficerà degli sconti più pesanti. Per l'industria italiana si tratta di un ritorno in questo segmento, poiché già agli inizi degli anni Novanta era stato lanciato lo Zip&Zip. Ma i tempi allora non erano maturi, la Toyota Prius non era ancora diventata un fenomeno di mercato e di costume.