Sfregiata con la piastra Il pm chiede 16 anni ma il giudice lo assolve

L’ex fidanzato è tornato in libertà per «insufficienza di prove» dopo oltre un anno di carcere: la donna iniziò ad accusarlo due mesi dopo la tragedia avvenuta nel 2003

Enrico Lagattolla

«Sono stati mesi di attesa, ora riprenderò la mia vita». Sono le prime parole da uomo libero di Lorenzo Zagnoni. Dopo oltre quattro ore di camera di consiglio, i giudici della sesta sezione penale del tribunale di Milano lo hanno assolto dall’accusa di aver sfregiato il volto della ex fidanzata, schiacciandole il viso contro la piastra rovente di un fornello elettrico. Insufficienza di prove. Resta una condanna a sei mesi per danneggiamento aggravato, riferita a un episodio precedente. Ma per il 42enne agente di commercio, dopo quattordici mesi di detenzione come conseguenza del provvedimento di custodia cautelare, la scarcerazione è immediata.
Un processo lungo e aspramente dibattuto, ma con una conclusione consumatasi in appena due giorni: lunedì, con la requisitoria del pubblico ministero Giuseppina Barbara, durata oltre dieci ore e poi ieri, con l’arringa della difesa - rappresentata dagli avvocati Ugo Genesio e Carlo Grilli -, volta a scardinare l’impianto accusatorio.
Al centro, la sera del 28 novembre di due anni fa. Quel giorno fu Sara F., una giornalista free lance di 33 anni, a chiamare gli uomini del pronto intervento. I barellieri la trovarono distesa a terra, con profonde ustioni al volto, al collo e alle dita di una mano e in stato d’incoscienza. In seguito la donna confessò di aver bevuto molto e di aver assunto psicofarmaci: trentotto pastiglie in tutto.
Solo dopo alcuni mesi la giornalista comincia ad accusare l’ex compagno, descrivendolo come un uomo violento. Su richiesta dei genitori della donna vengono riaperte le indagini e, anche in seguito a un’altra denuncia presentata in passato dalla ex moglie dell’uomo per violenze subite, Lorenzo Zagnoni finisce in manette. Siamo nell’agosto 2004. Le accuse: lesioni gravissime, violenza privata e danneggiamento.
Da allora, però, Zagnoni si è sempre dichiarato innocente. «Quel giorno - dice - ha vagato a lungo vicino alla casa di Sara, ma senza entrare». Anzi, secondo la difesa fu proprio lui a salvarle la vita: quando, da una finestra, la vide a terra svenuta, chiamò immediatamente i soccorsi.
Non così per l’accusa. Secondo il pubblico ministero, infatti, Zagnoni in quella casa ci entrò, litigò con la donna che gli aveva appena detto che la loro relazione era terminata, e in preda alla rabbia le prese il volto tra le mani e glielo schiacciò contro la piastra rovente di un fornello della cucina.
Accuse per le quali il pm Giuseppina Barbara aveva chiesto 16 anni di reclusione e il legale di parte civile, l’avvocato Laura Panciroli, oltre un milione di euro come risarcimento per i danni morali, materiali e biologici.
Opposta la tesi difensiva. Quel 28 novembre, infatti, la porta dell’appartamento nel quale si trovava la donna era chiusa dall’interno (cosa poi confermata dai sopralluoghi effettuati dai periti nominati dal tribunale, ndr) e le finestre erano sbarrate. E Zagnoni non avrebbe mai potuto commettere il reato contestatogli e andarsene dall’abitazione senza lasciare tracce.
In attesa delle motivazioni del collegio giudicante, che saranno depositate entro 90 giorni, uno dei legali di Zagnoni, Carlo Grilli, si è limitato a un commento stringato: «Si è trattato - ha detto l’avvocato - di una sentenza adeguata agli esiti del dibattimento».