Uno sfregio fatto per sport

Il Sud, la Sicilia, la città di Messina con il suo patrimonio di cultura e di bellezze naturali hanno un certo bisogno (vogliamo dire disperato?) di visitatori, turisti, cittadini di ogni Paese del mondo che si abbeverino allo splendore dello Stretto e apprezzino il mare, i profumi, i vini, i cibi e le leggende, le pietrificazioni di una storia unica. Ma è successo che i turisti accaldati ieri abbiano raggiunto Reggio Calabria o Villa San Giovanni ma non abbiano potuto proseguire per Messina, perché i tifosi della squadra di quella città avevano bloccato uno degli imbarcaderi dei traghetti. Tifosi sul piede di guerra perché la loro squadra era stata esclusa dalla serie A.
Comprendiamo la passione sportiva, riusciamo anche a capire quanti turbamenti e scompensi il tifo, anche quello non petecchiale, possa produrre, ma non riusciamo a comprendere e a giustificare certe azioni estreme, talune proteste troppo facili per chi le attua e troppo pesanti per chi le subisce, in una stagione dove gli orari tassativi sono un’aspirazione, in un Paese in cui le tabelle di marcia sono soltanto una risibile sfida alla congiura delle circostanze.
Per un giorno Messina è stata solo parzialmente raggiungibile, quasi isolata per rabbia sportiva – ma è questo lo sport? - punita proprio da coloro che, a interrogarli, direbbero di amarla. In serata, infine, si è sparsa la notizia che il Tar aveva accolto il ricorso della squadra e quindi la protesta è rientrata. Ma resta lo sfregio alla legalità e al vivere civile: e se il Tar avesse dato torto alla squadra, dopo le vicissitudini della Salerno-Reggio Calabria avremmo avuto un peggioramento dei passaggi, già difficili e lenti, sullo Stretto?
Non vogliamo drammatizzare e colpevolizzare oltre misura i tifosi di Messina. La malattia civile di cui parliamo non colpisce soltanto a certe latitudini. Colpisce anche a Nord, colpisce a Genova, per esempio, e sembra che una decisione sui gironi del prossimo campionato debba portare tormenti e disordini e blocchi. Blocchi, soprattutto. Perché pare che in questo Paese sia facilissimo bloccare ferrovie, autostrade, aeroporti e che le ragioni, vere o presunte, di chi protesta debbano prevalere sui diritti autentici di chi parte (vorrebbe partire) e di chi arriva (vorrebbe arrivare). Chi protesta ha sempre ragione e la legge, che dovrebbe essere imparziale ed eguale per tutti, si ferma, timorosa, davanti ai «manifestanti». Che assumono, di fatto, una rilevanza anche giuridica alla quale non avrebbero diritto.
Diritto, strana parola della quale si è perso il significato.