Sfuma il sogno del Setterosa In Europa è solo d’argento

Paolo Lonegro

da Belgrado

La Russia "rosa" è campione d'Europa. Per le azzurre campionesse olimpiche due anni fa ad Atene il finale è invece amaro, difficile da digerire. L'Italia cede 12-10 (4-2, 5-3, 1-2, 2-3) in una gara stregata. Partono a cavallo dello Sputnik, le ragazze di Kleimenov: una, due, tre reti a raffica, le azzurre attonite, incapaci di reagire. Inizia così la finale per l'oro europeo, che vede impegnate le ragazze del Setterosa contro le fortissime russe. Gara tutta in salita dunque: Italia frastornata, che trova la via del gol dopo quasi sei minuti dall'inizio della gara con la Valkaj. Ma le reti iniziali di Smourova (vecchia conoscenza della Gifa di Palermo) e la doppietta della Formicheva fanno, purtroppo, la differenza. Poi la quarta rete della Konukh, sembre scuotere le azzurre: la Zanchi, di prepotenza accorcia e sulla prima sirena il risultato è fissato sul 4-2.
Cosa non ha funzionato? L'approccio alla gara? Maugeri, da due giorni va ripetendo: «Basta riposo, dobbiamo giocare», sintomo quindi di un rilassamento mentale che alla lunga avrebbe potuto fare male. Così, sembra, alla resa dei conti. La Russia è stata già battuta nella fase eliminatoria, con fatica ad inizio gara, con autorità nella seconda parte. La storia racconta che Italia-Russia si è giocata agli europei solo sei volte: quattro vittorie azzurre, una russa ed un pari. Secondo tempo: il Setterosa si scuote, ma non riesce a trovare la porta della Protosenko. Anzi, vanno a -1, perché la Gaufler ci fa male con una controfuga da manuale. Si va avanti così, fino alla fine del parziale: Maugeri è preoccupato, glielo si legge negli occhi, ma non riesce a trovare un rimedio. Gli schemi ci sono, le ragazze nuotano. C'è un blocco mentale, c'è di fronte una squadra che non perdona nulla, che è pronta a colpire al minimo errore. Le azzurre si portano a -2 ad inizio della quarta frazione, ma non vanno oltre. Finirà con due reti di scarto, 12-10. L'Italia si consola con due premi individuali: Elena Gigli, miglior portiere, e Tania Di Mario, miglior giocatrice.
Il Settebello, impegnato nella finalina di per il quinto posto supera la Grecia 11-10 ( 1-2, 1-0, 3-3, 3-3, 1-2, 1-1) dopo due tempi supplementari. L'Italia non splende, non brilla, ma ha la caparbietà di non farsi scappare dalle mani il risultato. I problemi di ricostruzione del Settebello restano: la pallanuoto italiana o esce da una crisi generazionale, acuita dall'invasione di quasi centocinquanta stranieri nei due massimi campionati, o corre il serio rischio di spegnersi lentamente. Non ci sono più talenti, non nascono più campioni. O forse i club non investono più nei vivai? Un male a cui la Federnuoto dovrà trovare seriamente un rimedio.