Sfuriata sul set di Parigi: Sarkozy geloso della Bruni interrompe Woody Allen

Il capo di Stato fa una scenata durante le riprese del film <em>Midnight in Paris</em> di Woody Allen in cui recita Carla Bruni. A farlo uscire dai gangheri un ciak col fascinoso Owen Wilson: il regista l'aveva fatto ripetere 30 volte

Parigi - «In politica non devi chiedere, devi prendere» ha sempre detto Nicolas Sarkozy. Qualcuno gli deve spiegare che Carla Bruni non è un collegio elettorale.

Recitano le cronache giornalistiche che l’altro ieri il presidente della Repubblica francese si sia comportato come un qualsiasi marito geloso. La Première Dame era impegnata sul set del nuovo film di Woody Allen, Midnight in Paris, erano già le prime ore del mattino, lui ha pensato bene di farle una sorpresa e di tornarsene poi insieme a casa.

Si sa, il cinema ha le sue leggi, i ciak sono fatti per essere battuti, il partner di Carlà, Owen Wilson, è un piacione anglosassone, sfilare in passerella, posare per le foto di moda, miagolare strimpellando la chitarra non significa saper recitare. Per farla breve, e per quanto quella della Bruni fosse una particina, a lungo Woody Allen ha dato il segnale per il «si gira» e solo alla trentesima volta ha deciso che si poteva finirla lì. Ormai erano passate le quattro del mattino, Woody è anziano, è debole di udito, ha imparato che nella vita bisogna sapersi accontentare.

In quest’arco di tempo, l’inquilino dell’Eliseo, sudato ed esagitato, la camicia sbottonata sul collo, ha avuto modo di litigare con i fotografi, litigare con la dolce mogliettina, rifugiarsi in un ristorante vicino. Il tutto ai piedi del Pantheon, cuore della Rive Gauche, lì dove il Quartiere latino e Saint-Germain si danno la mano, luoghi mitici di quell’intellighentia sessantottina e post-sessantottina che, fosse per lui, il buon Nicolas brucerebbe con il lanciafiamme.

Detto per inciso, quest’enfasi anti-contestazione del presidente fa un po’ sorridere. Nel quarantennio post-Sessantotto, un trentennio circa ha visto la destra al potere. Lo stesso Sarkozy ha partecipato alla propria campagna presidenziale dalla posizione privilegiata di ministro degli Interni, il duplice mandato di Mitterrand si situa fra un Pompidou-Giscard e un doppio Chirac... Ritenere lo «spirito del ’68» il responsabile dei mali del Paese, può essere un abile artificio retorico, purché si sia consapevoli che di quello si tratta. In caso contrario, vuol dire non rendersi conto delle carenze e della pochezza che hanno contrassegnato la propria parte politico-ideologica e quindi condannarsi a ripetere gli stessi errori.

Sia detto ancora per inciso, mutatis mutandis è quanto avviene nel panorama italiano, dove un quindicennio di bipolarismo e due governi di centro-destra non hanno mai significato per quest’ultima un’analisi delle proprie mancanze, ma sempre uno scaricare sul centro-sinistra le responsabilità del malgoverno del Paese...

Il fatto è che Sarkozy non se la passa bene nemmeno politicamente e quindi va capito e compreso sul lato sentimentale. La sua popolarità è in calo costante, due sottosegretari del suo governo si sono dovuti dimettere per storie legate a sigari cubani e jet privati, ha un ministro del Lavoro sospettato di aver intascato una tangente dall’anziana erede dell’Oréal, Liliane Bettencourt, per la campagna presidenziale che nel 2007 lo portò all’Eliseo, ha collezionato nei suoi primi tre anni di governo gaffes e scontri con la stampa, è stato spesso preda di scatti di umore infelici, non è sempre stato lungimirante nella scelta dei collaboratori.

Piccolo e nervoso, Sarkozy è sempre stato un uomo pragmatico con una notevole capacità dialettica e un forte impatto mediatico. A tutto ciò però non ha corrisposto una reale efficacia pratica, come del resto fu già evidente quando era un semplice ministro degli Interni. Erede in questo della migliore tradizione repubblicana, Sarkozy è un oratore dalla retorica seducente, ma, come si è già visto in passato in terra di Francia, non sempre alla seduzione ha fatto seguito una soddisfacente copulazione...

Un’altra massima sarkozyana recita: «Non si può capire la gente se non hai i gusti della gente». C’è del vero, ma tutto nella sua esperienza presidenziale dà l’idea che da questa massima sia stato proprio lui il primo a dirazzare. La gente gli rimprovera un uso disinvolto di amicizie troppo ricche, nonché una fascinazione estrema per la ricchezza, l’incapacità a esercitare un ruolo e a saper accettare le critiche, un eccesso di superbia... Quando un presidente della Repubblica fa sapere che vorrebbe vedere il suo avversario politico, Dominique de Villepin, a processo per una questione di spionaggio di cui Sarkozy stesso è parte offesa, «appeso ai ganci da macellaio» è difficile per l’elettore considerarlo super partes. Tanto più se De Villepin esce assolto dalla vicenda.

Con Carlà, Nicolas paga il dazio di chi vuole troppo, o meglio di chi vuole ciò che non gli appartiene, non è del suo mondo, è altro da sé. Carlà è disinibita, a petto di uno che deve comunque difendere i valori familiari, appartiene a quel demi-monde mondano-intellettuale dove non si sa far nulla, ma in compenso lo si fa benissimo, mentre lui è un work-alcolic, uno che macina lavoro dalla mattina alla sera, lei è figlia di ricchi, mentre lui viene dall’Europa dell’Est. È sul potere che i due si sono trovati, quel potere di un certo tipo che lui poteva dare a lei e che lei, pur con tutte le sue frequentazioni musical-culturali non avrebbe mai potuto avere. Solo che Carlà è soprattutto viziata e Sarkozy, purtroppo per lui, è soprattutto innamorato.