«Sganarello» Molière si diverte

Viviana Persiani

Commedia dell'arte e non solo; così potrebbe essere riassunto il frutto del desiderio di due artisti di lavorare assieme mettendo in comune le singole esperienze e le differenti passioni. Sganarello ovvero Il cornuto immaginario e il matrimonio per forza, in scena al Teatro Olmetto, porta sulla scena il magistrale accostamento di due atti unici firmati da Molière, accomunati dal tema della riflessione sull'amore.
«Tema che, in effetti - racconta Marco Rampoldi che dirige sulla scena la compagnia di casa, con a capo il direttore della sala Eugenio de' Giorgi nei panni del protagonista - è il comune denominatore dell'intera stagione. Dopo avere lanciato l'idea di unire i due atti unici, proprio per rendere lo spettacolo più completo, abbiamo lavorato attorno a questi due testi scritti da Molière in tempi diversi, ma che avevano il potenziale per trasformarsi in un percorso d'amore, di crescita del protagonista, in una storia autentica».
Eugenio de' Giorgi è riuscito a staccarsi per un attimo dalla sua passione, senza porre in primo piano la Commedia dell'Arte. «È vero, Eugenio in questa occasione ha lavorato molto sulle corde che è riuscito a sviluppare attraverso la conoscenza dei testi di Dario Fo e di Ruzante. Il protagonista, Sganarello, è stato costruito pensando ad una maschera come Pantalone e al vecchio Arlecchino, lo Zanni, di certo non il classico servitore che siamo abituati ad associare a questo nome, vecchio, convinto di essere piacente, benestante, molto popolare che si muove tra azione e psicologia. Nei panni del protagonista, de' Giorgi non indossa nessuna maschera: è solo travestito».
Poco rappresentato, definito una sorta di fallimento di Molière, fa da contraltare a uno dei lavori del drammaturgo francese che più ha visto la luce anche con il suo autore in vita. La riflessione su gioie e dolori della storia di questa coppia si sviluppa attraverso una lettura registica che tende a differenziare i due atti. «Se, infatti, la messinscena del primo testo, avanza per quadri contrapposti, connotati da un'impronta ironico-grottesca, attraverso immagini nette e determinate, il secondo tempo si sviluppa come una commedia tradizionale, rispettando la sua vera natura».
Dopo importanti esperienze registiche al fianco di Dario Fo, di Luca Ronconi e con il teatro classico trattato tragicamente, Marco Rampoldi è stato proiettato verso il mondo della Commedia dell'arte, lanciato verso il teatro comico antico.