Sgarbi e la Lega contro i grattacieli: "Referendum civico per le torri"

L'assessore alla Cultura si schiera con Berlusconi e attacca Libeskind. Calderoli: &quot;Quelle torri saranno eco-mostri da abbattere&quot;. Maroni: &quot;Il simbolo dell'Expo sia l'acqua&quot;. <a href="http://blog.ilgiornale.it/" target="_blank"><strong>Milano, l'Expo e i grattacieli: dì la tua</strong></a>

Non si smorzano le polemiche intorno ai tre grattacieli previsti nell’area milanese di City Life. Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del comune di Milano, insieme al leghista Roberto Calderoli, ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha proposto un referendum. "Si faccia - ha detto Sgarbi - un referendum tra i cittadini per capire se vogliono quei tre mostri". Secondo Sgarbi, dopo le affermazioni dell’architetto Daniel Libeskind, "la politica non può essere indifferente. Il Celentano che è in Berlusconi è venuto fuori. Il problema, semmai, è restituire a Milano il Trotter e la Villa di Monza come simbolo dell’Expo". Sgarbi, infine, ha voluto sottolineare che creerà un asse "Celentano-Crespi-Berlusconi-Botta".

"Ecomostri da abbattere" E il leghista Roberto Calderoli che ha voluto sottolineare che quando saranno costruiti a Milano diventeranno «ecomostri da abbattere. Solo questo mi sento di dire al geometra Daniel Libeskind. Non sarebbe necessario l’intervento della politica, basterebbe il buon senso per giudicarli». Matteo Salvini, anche lui della Lega, commentando l’iniziativa, aggiunge: "Potremmo abbinare il referendum sui grattacieli a quello sull’Ecopass: avevamo chiesto una consultazione sul ticket antitraffico alla fine della sperimentazione, potremmo aggiungere un quesito sui grattacieli". Salvini, inoltre, sempre riguardo al progetto, sottolinea: "In una Milano bella e normale, nella Milano dell’Expo, quei tre grattacieli non c’entrano", anche se aggiunge: "Poi bisogna vedere normativamente quanto costa il No ai grattacieli, bisogna vedere chi è che paga e quanto".

"Problema politico" Sgarbi, concludendo il suo intervento, ribadisce che con la Lega c’è "una linea culturale comune", che è quella della "difesa delle identità locali", del "federalismo culturale", e ricorda le mostre previste e già annunciate per gli anni futuri sui "Longobardi" e sui "Sacri Monti", oltre a una mostra sul Caravaggio: "il Bossi lombardo del ’600 che andò a Roma per conquistarla". Sempre secondo l’assessore e critico d’arte, riferendosi alla polemica sui grattacieli del Portello: "Il caso è ora diventato politico, da quando Libeskind ha definito Berlusconi un fascista solo perché si è permesso di dare voce a una communis opinio sul progetto dei grattacieli che va dai cittadini ad autorevoli esponenti dell’architettura mondiale. Nel momento in cui il progettista interviene in modo così gravemente offensivo nei confronti del capo del Pdl anche la giunta milanese ha un problema politico".

Maroni: il sinbolo dell'Expo sia l'acqua Anche un altro esponente di spicco della Lega, Roberto Maroni, dice la sua sulla querelle. "La regola - ha detto Maroni - deve essere che nessun edificio, a parte il Pirellone, superi la Madonnina. Questo è lo stile ambrosiano. Gli architetti che vogliono trasformare Milano in una piccola Shanghai o in Manhattan devono capire che noi vogliamo salvaguardare l’anima e lo stile architettonico meneghino, che è orizzontale, e non verticale. Bisognerebbe piuttosto rivalutare le vie d’acqua, che ci sono ma sono in gran parte coperte". Per Maroni "la sfida è coniugare la modernità con questa tradizione, più che svilupparsi in verticale. Non sono contrario allo sviluppo, ma preferisco quello orizzontale. Preferisco che il simbolo di Milano anche per l’Expo sia l’acqua. Milano deve proporsi come capitale mondiale della ricerca e delle biotecnologie e per questo non c’è bisogno di grattacieli: c’è bisogno di politica non di architettura".