Sgarbi mattatore e avvisaglie di modello lituano

Gli editori che piangevano miseria ieri erano pochi. Adelphi, Fanucci, il Gruppo Mauri-Spagnol (solo per fare alcuni esempi tra i diversi interpellati) tutti riportavano incrementi delle vendite rispetto all’anno scorso. Mondadori ha anche dato una cifra: 10 per cento, con il traino dei bestseller di Fabio Volo, Corrado Augias, Dan Brown. E la tenuta dei fantasy di Licia Troisi e del ciclo di Narnia. È il mercato, bellezza. Maurizio Poma, il direttore di Biella Intraprendere SpA, azienda responsabile dell’organizzazione pratica della Fiera, ci fa sapere che il ritorno degli espositori, rispetto all’anno scorso è stato del 90 per cento, più i nuovi entrati. Con logica inconfutabile aggiunge che «il loro ritorno non si giustificherebbe se non gli convenisse. Anzi, alcuni piccoli editori sistemano i bilanci proprio grazie alle fiere». A questo punto l’unico grande assente, forse per motivi ideologici, rimane il gruppo Baldini Castoldi Dalai. Un’esperta operatrice editoriale, Marcella Meciani, sostiene che sono sensibilmente aumentati i rapporti con le controparti straniere. Tutti contenti, dunque, e tutti sfiniti. Oggi gli ultimi fuochi, da stasera si sbaracca.
LA CULTURA È ANCHE UNO SPASSO. Meglio battere il ferro finché è caldo, devono aver pensato gli ideatori. Infatti, approfittando di «Torino capitale mondiale del libro, con Roma», ecco prendere il via un Gran Tour, anzi un «Grand Re-tour», cioè una serie di iniziative culturali che si articoleranno per un anno, a partire da maggio 2006, in tutte le principali città d’arte e di storia, da Catania a Lecce, da Palermo a Urbino, da Firenze a Napoli, da Parma a Milano. Il turismo culturale è una risorsa, anche economica e anche politica. «Non saremo europei se non saremo più profondamente italiani», ha ricordato il ministro uscente Rocco Bottiglione. Senza nulla togliere alla sua profondità, ce la siamo spassata di più ad ascoltare Vittorio Sgarbi, parlamentare uscente e candidato fantasma al Comune di Milano, durante la presentazione del romanzo Il profugo dell’irakeno Younis Tawfik. Sgarbi ruberebbe la scena anche al Papa, perciò ci sono fondati motivi per ritenere che funzionerebbe anche come sindaco ombra o assessore ombra.
ADDII DIGNITOSI. Un suggerimento di lettura, e un’apertura di fiducia per la neonata casa editrice torinese Zandegù: Cosa faccio quando vengo scaricato e altre storie d’amore crudele, di Simone Marcuzzi. Un manuale per abbandonare la scena in grande stile. Vale anche per la fine di certi rapporti tra gli autori e i loro editori.
BENE LA LITUANIA, MA... Se, come sostiene Rolando Picchioni, presidente della Fiera, «gli italiani sono soltanto al 34º posto nel mondo per tasso di creatività», la colpa è anche di certe giunte e giungle amministrativo-burocratiche, dei loro veti e delle loro pastoie oppure del loro adagiarsi sul pensiero facile e stantio. Sembra una battuta ma ci toccherà guardare al modello della Lituania, Paese ospite d’onore della prossima edizione: la repubblica baltica ha tre milioni di abitanti e un coefficiente di lettori che si avvicina a quello dell’Islanda. Ma prima di importare scrittori e stili della Lituania, in molti qui si augurano che qualcuno prenda a cuore la questione della diffusione del pensiero italiano nel mondo. Uno dei temi forti di quest’anno era la traduzione. Bene quindi le iniziative come quella dell’editore romano Cavallo di Ferro che si occupa di farci conoscere il meglio della produzione scritta portoghese. Siamo in attesa di qualche eroe della Patria che spenda le sue qualità nell’esportare la parola scritta italiana almeno tra le nazioni che vantano alte percentuali di lettori forti. È un augurio per tutte le fiere, torinesi e romane, da qui in poi.
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