Sgarbi: "La Moratti è un’impertinente. Mi ha licenziato? E io vado a Roma..."

Il critico all’attacco dopo il benservito del sindaco che gli ha tolto le deleghe dopo le polemiche sulla mostra &quot;gay&quot; e le parolacce ad Annozero: &quot;Non sono la sua colf: ora dovrà rispondere alla maggioranza&quot;<br />
<a href="/a.pic1?ID=260373" target="_blank"><strong>I commenti: ha mancato di rispetto a giunta e cittadini</strong></a><br />

Galeotta fu la delibera. Quella mascherata per beffare la giunta, e far passare il patrocinio al festival del teatro omosessuale, Amori possibili, non è proprio stata digerita dal sindaco Moratti, che ieri, in un incontro riservato, ha tolto le deleghe di assessore alla Cultura a Vittorio Sgarbi, proprio nel giorno del suo compleanno. «Suor» Letizia, come fu soprannominata dall’assessore ribelle ai tempi della chiusura della mostra omosessuale Vade retro, ha colto l’occasione al volo per dar il ben servito al critico. Troppe parolacce nelle trasmissioni tv, e il riferimento, nemmeno troppo sottile, va alla puntata di giovedì scorso Annozero e quella delibera «mascherata» vissuta come una beffa nei confronti della Giunta.

Con un aplomb che gli è nuovo, Vittorio Sgarbi risponde con una diplomazia da vero equilibrista, e forse con la consapevolezza, o quanto meno la speranza, di incassare così un bottino più grosso. «Sto partendo per Roma - dice dalla sua «reggia», ovvero l’assessorato vista Scala - per incontrare Berlusconi» .
Cosa bolle in pentola? Un sottosegretariato, un incarico nella capitale?
«Ho parlato questo pomeriggio con il premier, che mi ha fatto i complimenti per la trasmissione Di Santoro, come me li hanno fatti Umberto Bossi e Roberto Maroni. Abbiamo anche parlato di un sottosegretariato alla cultura».
Ma i suoi rapporti con Bondi non erano troppo buoni...
«Con Bondi siamo in ottimi rapporti, mi difese quando scoppiò la polemica per le mostre di Saudek e Witkin. Comunque è tutto da definire».
E cosa ne dice di assessore alla cultura a Roma?
«È un’ipotesi di cui ho parlato nel pomeriggio con il sindaco Alemanno. Questa sera, comunque incontrerò tutti per vagliare le diverse ipotesi».
La delibera mascherata per il patrocinio al festival del teatro gay è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso...
«I rilievi che mi ha fatto il sindaco sono privi di logica. La delibera è stata fatta con l’intenzione di togliere ai gay il senso di orgoglio per la loro manifestazione, e trasformarla in una rassegna teatrale come tante. Ho fatto l’operazione opposta rispetto a come è stata intesa. Non avevo intenzione di provocare, mi sarei aspettato piuttosto le critiche dell’Arcigay rispetto a quelle del sindaco. C’è un limite all’impertinenza, anche se viene dal sindaco: io non ho fatto niente di cui non meriti di essere ringraziato e la Moratti dovrebbe ricordarsi che è sindaco anche grazie a me. Ora vado a Roma da Berlusconi a fargli presente le aggressioni nei miei confronti. Il sindaco deve rispondere della maggioranza che la sostiene. Non faccio la colf».
Ma in questi due anni ci sono stati degli attriti con i suoi colleghi di giunta...
«No, non ci sono attriti con i miei colleghi come invece sostiene il sindaco. Una dimostrazione? Questo pomeriggio ho ricevuto le telefonate di Andrea Mascaretti, assessore al Lavoro e quella di Maurizio Cadeo, collega all’Arredo urbano che mi hanno manifestato la loro stima».
E, a proposto di stima, il sindaco, questa volta, dovrà scegliersi una persona di cui potersi fidare ciecamente: per questo si è chiusa nel silenzio più assoluto, mentre in serata si scatenava il toto-assessore. E il pensiero vola a Stefano Zecchi, assessore alla cultura nella precedente giunta e rivale di sempre di Vittorio Sgarbi e a Davide Rampello, presidente della Triennale, ultimamente entrato nella black list dell’iracondo critico d’arte. Il vicesindaco smentisce e lascia intendere che si tratterà di una persona di alto profilo. Chi ha orecchie per intendere...