Sgarbi porti la cultura anche fuori dal centro

(...) artisti. Alcuni esordienti altri di vaglia internazionale: inglesi, francesi, americani. A Lambrate, alla Bovisa, a Chiesa Rossa. Lo so, quella delle periferie è una mia ossessione. Ma qui non si tratta di mera demagogia. BIG è stata, per anni un successo autentico di pubblico, low cost, e la risposta degli abitanti dei quartieri è sempre stata colma di entusiasmo.
Quando ho espresso queste lamentele ad un giornalista del maggiore quotidiano nazionale ho ricevuto una risposta davvero paradigmatica: «ma c'è già Officina Italia, c'è già la Milanesiana. Se uno vuole, prende un tram e viene in centro». E no, miei cari. Questa è una risposta, oltre che deprimente, classista. Sono stufo di vedere accadere tutto dentro la cerchia dei bastioni. Sono indignato dall'idea che il resto del territorio comunale sia considerato, ancora oggi, una serie di quartieri dormitorio dove nulla di davvero interessante possa o debba accadere. Sono furibondo al pensiero che la cultura in questa città resti una cosa da esporre come un gioiello di famiglia nei salotti bene, depotenziata, pastorizzata, imbellettata.
Svuotiamo una volta tanto il nostro centro congestionato di eventi spesso solo autocelebrativi, e proviamo ad avere il coraggio di trasferirli sul territorio. Portiamo Officina Italia al Gratosoglio o alla Bovisa, o la Milanesiana a Quarto Oggiaro o a Baggio. Per una volta siano gli abitanti del centro a prendere l'autobus o la metropolitana, muovano i loro preziosi deretani e li portino dove mai sono stati.
Le chiedo, perciò, di attivarsi per quel patrocinio, le chiedo quella solidarietà, attiva, sul campo, che le biblioteche rionali di tutta la città chiedono a chi li amministra. E con loro anche tutta la popolazione che per disgrazia o per fortuna, in centro non vive e non vivrà mai.