Sgarbi: «Vado al Leonka, ma solo come critico»

Chiara Campo

Un «chiarimento filosofico» durato quasi 2 ore. Il sindaco Letizia Moratti ha messo l’assessore Vittorio Sgarbi di fronte a due scelte: o rassegnare le dimissioni per un ruolo solo di superconsulente, o tenere ben separato, in futuro, il ruolo di critico d’arte da quello istituzionale.
Un confronto dai toni accesi, alla fine Sgarbi ha ammesso: «L’arte non ha limiti, ma la mia delega sì». L’inserimento del centro sociale tra le tappe della Giornata del contemporaneo in programma oggi a Milano e la battaglia al fianco di Provincia e leoncavallini per «regolarizzare» il centro sociale avevano scatenato la rivolta dei partiti della Cdl e il pressing sul sindaco perché mettesse Sgarbi davanti a un aut aut. E l’assessore si è arreso: «Da un punto di vista politico, accolgo l’invito del sindaco, domani (oggi, ndr) non andrò individualmente al Leoncavallo a meno che non venga confermata la richiesta del sottosegretario Paolo Naccarato di visitare i graffiti di via Watteau. In tal caso lo accompagnerò come farei se volesse andare al Cenacolo, come una semplice guida». E Naccarato in serata ha confermato che dopo le 16 sarà presente alla manifestazione.
Ma, assicura Sgarbi, «la questione sociale, della legittimazione del centro sociale non mi compete». E aggiunge: «Se vado non sarà per legittimarlo, non è mia competenza la gestione del Leoncavallo. Se io accompagno Naccarato non vuol dire che io mi occupo dei problemi del Leoncavallo, ma ci vado per indicarlo come un’emergenza artistica». Dopo il contestato summit di giovedì a Palazzo Reale con Filippo Penati, membri dell’Unione, del Leonka e anche della famiglia Cabassi, proprietaria dello stabile, Sgarbi chiude il capitolo: «Non intendo assumermi ulteriori responsabilità su una problematica che risolverà il sindaco con gli assessori competenti. Non voglio fare polemiche e provocazioni, è giusto che io non sia titolare della vicenda. Ma la cultura non può essere addomesticata».
Se il leader di An Gianfranco Fini, ospite ieri sera di Enrico Mentana a Matrix, ha commentato a proposito delle liti televisive tra Sgarbi e Alessandra Mussolini che «dispiace che possano essere considerati esponenti politici, se fosse un mio assessore gli ritirerei la delega», tirano un sospiro di sollievo i colleghi della Cdl. «Se Sgarbi va al Leonka ed esalta i graffiti come opere d’arte - sostiene l’assessore al Commercio Tiziana Maiolo (Fi) - non ci sono problemi. Ma non ha deleghe all’Urbanistica o al Commercio, non è suo compito pensare al futuro di un centro sociale dietro cui si nasconde un’azienda che opera fuori dalle regole».
Dello stesso avviso l’assessore alla Salute di An, Carla De Albertis: «Il Comune non può fare da intermediario per tavoli su un centro che deve essere sgomberato, non può trascinare la giunta in scelte che non tutti condividono». Il colonnello di An Ignazio La Russa applaude il passo indietro, «bene, un ottimo inizio per la riflessione che avevo chiesto al sindaco sui ruoli degli assessori». La Moratti ieri ha invitato Sgarbi a non invadere le competenze dei colleghi, in primis quella di Maurizio Cadeo (An) all’Arredo urbano. «Se preferisce occuparsi di arredo - la chiude con una battuta Cadeo -, possiamo scambiarci le deleghe». Ma aggiunge che «Sgarbi è un valore per la giunta, dobbiamo fare di tutto perchè resti in squadra».
La sua assenza oggi al Leonka, dice il deputato del Prc e storico portavoce del centro sociale, Daniele Farina, «non toglie e non aggiuge nulla alla giornata e al buon lavoro fatto giovedì».
Il confronto tra sindaco e assessore è proseguito a distanza, ieri, anche sul tema della Scala. Dopo aver assistito martedì sera al Don Giovanni sul palcoscenico del Piermarini, il critico lo aveva definito addirittura «uno scempio per Mozart, la Scala e la cultura». Ma la Moratti, in seguito alle polemiche e l’annunciato abbandono del maestro della Filarmonica della Scala Riccardo Chailly, ha difeso le politiche culturali del teatro come «uno straordinario biglietto da visita di Milano nel mondo», e si è detta «certa» che anche la nuova stagione, «che il sovrintendente Stephane Lissner saprà condurre con la competenza e la maestria che gli sono riconosciute», offrirà «grandi soddisfazioni a chi ama non solo la musica ma anche la nostra città». E ieri sera Sgarbi ha puntualizzato di «non voler discutere il ruolo di Lissner, ma l’avanguardia berlinese trasportata a mio avviso senza una buona ragione alla Scala». L’assessore ha aggiunto che «perdere il maestro Riccardo Muti (ex direttore artistico della Scala, ndr) è una perdita per la cultura milanese e italiana. Mi auguro che sia lui a celebrare Toscanini, se non il 16 gennaio quando si celebra il centenario della morte, in un concerto a Milano in un’altra data. Se non fosse alla Scala, anche al Conservatorio o agli Arcimboldi. Ho parlato a lungo con lui e ho capito che sarebbe felice di tornare».