Sgomberati 250 rom: una donna si taglia le vene

Lidia Scognamiglio

Si erano insediati, nella notte del 29 luglio, in alcuni appartamenti di proprietà dell’Ater, in via Lucio Coletti, nei pressi della Romanina. Per dieci giorni gli abitanti di Barcaccia hanno vissuto come prigionieri sotto le minacce di oltre 250 rom. Ieri è terminato il loro disagio: le 114 palazzine del X municipio sono state sgomberate.
Continua, invece, l’odissea delle tante famiglie di nomadi, senza un tetto dove vivere. «Siamo usciti con le buone - raccontano gli occupanti - ma da stasera dove andremo a dormire?».
Fortunatamente non si sono verificati, infatti, incidenti. Molti hanno portato via in auto i loro effetti personali. Alcuni, circa una trentina, sono rimasti inchiodati all’ingresso delle palazzine tentando disperatamente di mettersi d’accordo con le forze dell’ordine, protestando per la mancanza di informazioni su dove si stabiliranno in futuro.
C’è chi, però, non si è fermato alle parole. Una donna ha tentato di tagliarsi le vene. Trasportata immediatamente al policlinico di Tor Vergata, le sue condizioni non hanno destato particolari preoccupazioni. La nomade, una sinti di 40 anni, occupava un appartamento insieme alla madre invalida di 74 anni. Assieme a loro sono stati costretti a lasciare le abitazioni anche tanti bambini e ragazzi. Per Jacqueline e Enrico, 14 e 12 anni, questa non è la loro prima volta. «Prima di venire qui - dicono - stavamo in baracche all’Arco di Travertino. Adesso ci portano via materassi, tavoli e sedie e stasera non sappiamo dove andremo a dormire». La loro filosofia di vita è l’«arrangiarsi»: c’è chi fa le pulizie, chi il manovale, chi va in giro per le strade a chiedere l’elemosina.
Tra gli oltre 250 rom si contano almeno 47 famiglie di italiani. La maggior parte sono sinti di origine abruzzese. «Si pensa - dichiara Enrico Trombetti, assessore al Patrimonio del X municipio - che ci siano anche famiglie vicine ai Casamonica, rom abruzzesi che vivono in Italia da secoli, molto lontani dalla tipologia di nomadi che siamo abituati a pensare. Molti di loro vivono qui nella Romanina, hanno abitazioni dignitose e conducono un tenore di vita discretamente elevato».
«Tra la gente che abbiamo trovato qui c’è chi ha bisogno, ma ci sono anche tanti professionisti dell’occupazione». A parlare è Vittorio Di Giacomo, ingegnere rappresentante della Barcaccia 2000 srl, la società costruttrice degli immobili di via Lucio Colletti. «È un complesso edilizio costruito come piano integrato - spiega Di Giacomo - così come stabilito dalla legge 203/91, all’articolo 18. Ci sono costruzioni private e altre, edificate già da un anno, che a inizio settembre andranno all’Ater. Come stabilisce la legge, anche i privati sono tenuti ad affittare per 18 anni a funzionari delle forze dell’ordine. Assegnazioni che sono pronte e devono essere formalizzate».