Sgomberi, finita anche l’avventura di V33

È finita dopo quasi tre mesi l’avventura di V33. Lo stabile di via Volturno occupato dagli studenti del collettivo Asso (gruppo di estrema sinistra della Statale) è stato sgomberato ieri mattina dalla polizia. L’irruzione è avvenuta alle 8.15, quando i circa 50 ragazzi che dal 28 aprile scorso abitavano nella ex sede del Pci stavano ancora dormendo. Il provvedimento non ha creato problemi. I giovani, che sul loro blog avevano giurato di non abbandonare il palazzo trasformato in ostello gratuito, hanno lasciato la loro «casa». Uno di loro spiega però che l’obiettivo è «riorganizzarsi per portare avanti il progetto di una residenza per studenti».
«Lo sgombero ristabilisce una situazione di legalità». Questo il commento a caldo del vice sindaco Riccardo De Corato, che subito dopo l’occupazione aveva invitato questore e prefetto a liberare il palazzo. «L’intervento delle forze dell’ordine va accolto con soddisfazione - afferma -, ma è ora di dare un definitivo giro di vite: il no alle zone franche deve valere anche per i centri sociali. A questo punto, auspichiamo che si proceda in questa direzione nei confronti di tutte le altre occupazioni abusive».
Sono dodici, a Milano, gli stabili occupati illegalmente. Alcuni, come il centro sociale Corso Garibaldi, lo sono da ben 32 anni. «Una parte di quelle strutture appartiene a privati - spiega De Corato -. Il resto è pubblico: del Comune. Abbiamo fatto numerose denunce, fino a ora non abbiamo avuto risposta».
Lo sgombero di via Volturno arriva in concomitanza con quello del centro sociale Gramigna di Padova. «È un bel segnale - afferma De Corato -, adesso occorre continuità di azione». È inoltre necessario «ricordare che la proprietà privata è un diritto sancito dalla Costituzione. Alcuni centri, poi, si sono resi protagonisti di atti contro la legge».
Il provvedimento soddisfa anche il capogruppo di An a Palazzo Marino Carlo Fidanza: «È tempo che la tolleranza zero venga ribadita anche negli atenei milanesi. Bisogna intervenire con decisione per contrastare aggregazioni che alimentano una cultura e una prassi eversive».
Critico, inveve, Antonello Patta, segretario provinciale di Rifondazione comunista. «Lo sgombero - dice - è solo l’ultima dimostrazione di un’amministrazione incapace di rispondere alle domande che provengono dalla città».