Sgombero nella notte, battaglia con gli anti Tav

Il parroco di Venaus lancia l’Sos suonando le campane, gli autonomi con gli sms

Gabriele Villa

nostro inviato

a Bussoleno (Torino)

L’odore acre dei copertoni bruciati. I mezzi tronchi d’albero accatastati. La nuova linea di confine, imposta dal popolo no-Tav in rivolta, ti ferma qui, più o meno all’altezza di Bussoleno, autostrada A32 del Frejus, all’imbocco della Val di Susa. Blocchi mobili, li chiamano gli sguscianti esperti della disobbedienza trasversale che, nelle passate settimane, si sono subdolamente uniti agli innocui valsusini arrabbiati. Blocchi mobili nel senso che, prima impediscono il passaggio all’altezza di Borgone, poi si spostano ad Avigliana, poi ritornano un paio di chilometri più in giù, a San Giorgio.
Fatto sta che alla fine il risultato è sempre lo stesso, l’obbiettivo è raggiunto: la Val di Susa è isolata e la ferma risposta «al blitz militare e fascista», come si legge su uno striscione che s’insinua tra le auto in colonna, è stata prontamente data. Non si passa e così ci si impantana fino al calar delle tenebre, quando in qualche posto, per esempio in un’area di servizio, tra Rivoli e Avigliana, intasata e trasformata in un maxi bivacco di poveri disperati, ci si dovrà pur fermare a scrivere queste righe. Per raccontare una notte di spintoni, paura, rabbia.
È la notte gelida del blitz, quando attorno alle 3.30 - riferisce il fotografo Alessandro Contaldo, che si trovava accampato al presidio di Venaus in compagnia di un centinaio di irriducibili - sono arrivati una trentina di automezzi delle forze dell'ordine da cui sono scesi un migliaio tra agenti e carabinieri in assetto antisommossa. «È iniziata subito una carica e anch'io - dichiara il fotoreporter - sono stato colpito da alcune manganellate». «Stavo dormendo nella tenda, sono stata trascinata fuori e presa a manganellate sulla testa, sul collo e sul ginocchio» si sfoga Chiara Anastasi, 23 anni, studentessa universitaria di Avigliana. Con lei a Venaus c'era anche l'assessore alle Politiche sociali di Avigliana, Marina Mancini, 51 anni, insegnante. «Ci hanno picchiato tutti, indistintamente» ha raccontato con rabbia.
Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Valle di Susa, capo del popolo no-Tav, riassume: «Gli agenti si sono aperti la strada facendosi precedere dalle ruspe che, dopo il blitz, sono entrate in azione demolendo le barricate che avevamo eretto. Così hanno incendiato la Valsusa».
Parole azzeccate, considerato che, in tempo reale, durante il blitz delle forze dell’ordine, il popolo no-Tav si è subito chiamato raccolta con i nuovi tam tam della guerriglia, centinaia di sms messi in rete dal sito NoTav.it: «Stanno caricando, distruggono tutto. Aiuto, aiuto. Ci hanno massakrato. Fai girare». Anche Indymedia, altro sito caro ai disobbedienti, ha rilanciato l'appello: «Chi può raggiunga Venaus il prima possibile, fate giri di chiamate» mentre la sezione Legambiente della Val di Susa ha invitato i cittadini a unirsi alla protesta. Ma chi è stato particolarmente zelante è stato il parroco di Venaus che, nella notte, ha immediatamente suonato a distesa le campane per avvisare gli abitanti.
Sono da poco passate le 6 di mattina quando la questura di Torino, precisando che non ci sono state cariche, diffonde la ricostruzione ufficiale. «L’operazione di sgombero dell’area occupata è riuscita. La polizia ha rimosso le barricate che erano state innalzate per impedire l'accesso ai terreni. L'operazione è stata compiuta per prendere possesso degli 82 lotti di terreno su cui si dovranno compiere i lavori».
È la conferma di una sconfitta che sembra bruciare come una beffa. Sono le 8.15 quando un primo drappello di manifestanti, per protestare contro lo sgombero del presidio a Venaus, occupa i binari alla stazione di Avigliana, bloccando il traffico ferroviario lungo la linea Torino-Bardonecchia-Modane alla fine saranno 50 i treni regionali soppressi e 13 quelli bloccati). Un’ora dopo viene sbarrato il passo anche gli autobus sostitutivi. La protesta si ramifica sulle strade provinciali e locali della zona e il traffico va in tilt. I manifestanti, sempre più numerosi, si concentrano a Bussoleno. In molte scuole le lezioni vengono interrotte per consentire agli studenti di unirsi alla protesta. Alle 9.30 il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano, parla alla sua gente: «Ciò che è accaduto nella notte è il fallimento della politica. In queste condizioni il dialogo diventa sempre più difficile».
Alle 11 viene bloccata anche la circonvallazione dello svincolo autostradale, all'uscita di Avigliana est. Riccardo Sasia, consigliere comunale di Almese, riunisce i manifestanti che bloccano la stazione per organizzare la protesta. E un'auto della polizia municipale dotata di megafono viene utilizzata dal Comune per invitare tutti alla mobilitazione. Un quarto d’ora dopo l'A32, viene chiusa al traffico, da Oulx a Borgone. Prima di poter raggiungere Bussoleno ci si imbatte in centinaia di manifestanti. Davanti a tutti marciano i sindaci e alcuni sacerdoti della Valle di Susa. I sindaci della Valle decidono di radunare una sorta di gran consiglio per le 20 e confermano l’intenzione di «non indietreggiare».
Pare già notte fonda quando si possono tirare i bilanci di un giorno lungo almeno quanto il tunnel contestato. Quattro manifestanti denunciati: uno, valsusino, per gli scontri avvenuti nella notte durante le operazioni di sgombero e tre per il blocco sull'autostrada A32. Complessivamente sarebbero una ventina i feriti, non gravi, tra i manifestanti e altrettanti tra poliziotti e carabinieri. Poco dopo le 19 la situazione sembrava avviarsi verso una lenta normalizzazione visto che i manifestanti, dopo aver tolto i blocchi sulle strade della Valle di Susa (ma sulla statale 24 sono stati rimessi e poi tolti una seconda volta) in alcune migliaia si sono avviati verso Bussoleno per l'assemblea coi loro sindaci. L'autostrada A 32 è stata però riaperta solo più tardi perché i vigili del fuoco hanno dovuto rimuovere i copertoni dati alle fiamme e i tronchi-simbolo della «grande controffensiva popolare».