Sgombero rinviato, festa in via Watteau

Tutto come da copione: l’ufficiale giudiziario si presenta al civico 7 di via Watteau, il legale rappresentante dell’associazione «le mamme antifasciste del Leoncavallo» fa mettere a verbale che da lì nessuno se ne va e, oplà, l’intimazione di sfratto è rinviata di altri due mesi. Ancora sessanta giorni di tempo per liberare l’immobile da «persone e cose». Lo stesso film del 9 gennaio. Replay che, c’è da scommetterci, andrà in scena anche il 15 maggio prossimo, ovvero al decimo tentativo di sgombero e sempre «senza forza pubblica», che è motivo di mancato sfratto.
Stavolta però quelli del Leoncavallo hanno diffuso una nota dove si dicono «certi che le dichiarazioni di impegno dei pubblici amministratori, che si sono impegnati per la soluzione di questa vertenza porteranno presto a positivi risultati, cioè a una soluzione non più derogabile che restituisca definitivamente questo spazio agli usi sociali e collettivi a cui l’hanno consegnato 30 anni di storia». Soluzione finale che «sarebbe stupido buttare via» chiosa Daniele Farina, storico leader del Leonka. Applausi via email dei centri sociali sparsi per l’Italia, che in quello di via Watteau vedono un modello da copiare anche nell’illegalità. Fischi invece dai cittadini che abitano a un passo, magari nelle Torri di Greco: loro, non ne possono più. Se potessero entrerebbero manu militari nel Leonka: libererebbero il quartiere da un peso di troppo. Presenza scomoda che, ad esempio, per i residenti significa pure assicurarsi contro gli atti vandalici: qualche centinaio di euro in più all’anno da sborsare per evitare di non essere neppure risarciti dai danni che provocano i frequentatori - 250/300mila all’anno - del centro sociale.