Sgombero a Tor de’ Cenci, un dialogo tra sordi

Il Piano nomadi è una specie di corsa a ostacoli: non si fa in tempo a raggiungere una tappa che immediatamente bisogna ripartire di gran carriera. Appena chiuso il Casilino 900, che sembrava il problema principale, ecco spuntare all’orizzonte un altro campo, Tor de’ Cenci, che rappresenta un nuovo banco di prova. L’insediamento, abusivo come quello sulla Casilina, si trova sulla Pontina ed è abitato da circa 350 nomadi. Durante la giunta Rutelli gli “ospiti” di Tor de’ Cenci fecero naufragare il tentativo del Comune di dotare i nomadi di un tesserino di riconoscimento per evitare “infiltrazioni” di pregiudicati non residenti nel campo. All’uto di servizio della Polizia municipale piazzata davanti all’ingresso per controllare gli irregolari sparirono addirittura tutte e quattro le gomme e il Campidoglio rinunciò alla schedatura dei rom.
Come anticipato dall’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso, in questi giorni il Campidoglio assieme a Prefettura, Croce Rossa e rappresentanti del coordinamento Roma Rom, ha cominciato a dialogare con i rappresentanti delle comunità nomadi di Tor de’ Cenci per superare le tensioni presenti al campo e «per spiegare le prossime fasi del percorso da intraprendere». Siamo consapevoli - ha detto Belviso - che per ogni cambiamento ci vuole tempo e concertazione fra le parti, ma siamo convinti che, come si è verificato per Casilino 900, anche per Tor de’ Cenci, attraverso il dialogo e il coinvolgimento delle stesse comunità rom, supereremo le diffidenze e i timori presenti. Ma soprattutto riusciremo a restituire al territorio la legalità e il decoro che merita e a dare dignità a quelle persone che vogliono condividere con l’amministrazione un percorso di inclusione e rispetto delle regole».
In realtà sembra di assistere a un dialogo tra sordi. O, meglio, i nomadi sono sordi a ogni richiesta del Comune. Forse perché sono incitati da qualcuno a protestare contro il trasferimento e a rifiutare la destinazione assegnata. Chi può avere interesse a far naufragare una parte importante del Piano nomadi? Non certo gli abitanti delle zone interessate dagli insediamenti abusivi, che non vedono l’ora di riappropriarsi del territorio e della tranquillità. Certo, il trasferimento di 300-3540 persone a Castel Romano potrebbe ripercuotersi negativamente sugli interessi delle cooperative sociali che svolgono le loro attività nel campo o per gli abitanti del campo. Ma le coop non sono sole a soffiare sul fuoco della ribellione. C’è anche tutta la variegata sinistra, dal Pd a quella estrema, che fa di tutto per ostacolare (evidentemente per motivi ideologici) l’eliminazione degli insediamenti abusivi. C’è chi paventa addirittura «deportazioni» e chi denuncia «gravi squilibri» per lo spostamento di poche famiglie in campi attrezzati.