Sgominata una banda capeggiata da due ex orafi di Valenza Po: operava in Lombardia e Sicilia. «Spacciate» monete in tutt’Italia Fabbrica di euro falsi, raffica di arresti

Sequestrato carico di «soldi» nel Catanese e uno stampo vicino a Como: otto in manette

Soldi, soldi e ancora soldi, valanghe di monete da uno e due euro. Peccato, però, che non fossero vere. Eppure, per un po’, hanno fatto la fortuna di una banda di falsari. Otto uomini con compiti diversi, organizzati in una gerarchia ben definita, che spacciavano centinaia di chili di monete su e giù per l’Italia ed erano capeggiati da insospettabili professionisti, due ex orafi di Valenza Po (Alessandria). Provvisti di contatti giusti e, per molti versi, insospettabili, questi malviventi - quasi ossessionati dalla possibilità di ingranare il business della vita attraverso la fabbricazione di denaro falso - negli ultimi tempi avevano perso un po’ i contatti con la realtà, diventando meno cauti, molto imprudenti, soprattutto nelle loro conversazioni telefoniche. E si erano dimenticati di fare i conti con chi avrebbe potuto scoprire i loro traffici illeciti. Gli investigatori della squadra mobile di Milano che, insieme ai colleghi di Catania, li seguivano, da dicembre, li hanno arrestati infatti l’altroieri in Sicilia e ora li accusano di associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione di monete. Sempre in provincia di Catania è stato rinvenuto anche un carico di monete false pronte per essere portate nel Nord Italia e diffuse. I poliziotti milanesi, invece, hanno trovato, in una fabbrica di Bregnano (Como), uno degli stampi usati per fabbricare le monete false.
Tutta l’indagine è cominciata dopo che la polizia ha ricevuto una consistente serie di segnalazioni di monete contraffatte, in particolare quelle da due euro la cui fattura risultava molto grossolana. Dalle verifiche degli investigatori è emerso quasi subito il coinvolgimento dei due ex orafi, entrambi titolari di laboratori, il 57enne Luigino Pagliaro, originario di Lamezia Terme (Catanzaro) e Camillo Claudio Maspi, un 44enne nato a Napoli. Erano loro ad avere i contatti «giusti», quelli con i titolari di aziende per la produzioni di stampi sparse fra le province di Pavia e Como.
Intensificando i controlli, la polizia, alcune settimane fa, ha scoperto che i due, con la complicità di altri soggetti, dalla fabbrica di Bregnano, caricavano, con gli stampi e un generatore di elettricità, un furgone, partito poi alla volta di Camporotondo Etneo, una località in provincia di Catania dove, per quattro giorni e quattro notti, hanno avviato la produzione di monete false all’interno del capannone di un’altra ditta. Quando la banda ha caricato un furgone con 26 sacchetti di monetine per un peso di 6 quintali e un valore di 100mila euro, i poliziotti sono intervenuti, arrestando in flagranza i componenti dell'organizzazione. Oltre a Luigino Pagliaro e a Maspi sono finiti in manette Salvatore Biondi, di 65 anni, originario di Centuripe (Enna) e il figlio Francesco 36 anni, catanese, comproprietari della fabbrica dove aveva sede la stamperia, a Camporotondo Etneo. Insieme a loro altri quattro complici: due parenti di Luigino Pagliaro, il 25enne Francesco e Giuseppe Umberto, di 19 anni; poi Giuseppe Lagani, 32enne di Crotone, e Giuseppe Amore, catanese.