Sgominata la banda che rapinava le farmacie

A sentir loro, erano bravi ragazzi con tutte le buone intenzioni per cercarsi un’attività onesta. Ma non ci sono riusciti e allora per trovare soldi si sono adeguati. Inventandosi un «lavoretto» su misura: assaltare e rapinare farmacie a ritmo industriale. «Perché è facile» hanno detto ai carabinieri. Durante il mese di giugno al termine di un serrato interrogatorio hanno confessato di averne prese di mira quindici. In ogni caso i militari del capitano Vincenzo Barbato comandante della Compagnia di Desio e quelli della tenenza di Cesano Maderno sono convinti che la banda sia responsabile di altri numerosi colpi in tutto l’hinterland. Dietro le sbarre con l’accusa di associazione per delinquere e rapina aggravata sono finiti una ragazza di vent’anni, l’autista della gang, il suo fidanzato di 19, il «palo», e gli autori materiali delle razzie: un giovane ventenne con la fedina penale immacolata ed il complice marocchino di 26 anni. Tutti residenti a Cogliate.
L’altro giorno i balordi prendono di mira la farmacia comunale in via Friuli di Cesano. Un passante annota un paio di numeri e di lettere stampati sulla targa della Fiat Uno utilizzata per la fuga. I carabinieri si mettono al lavoro: l’auto è pulita. È intestata alla ragazza. Non è in casa il padre la chiama sul telefonino. Rientra ed è caricata sulla gazzella. Qualche minuto dopo davanti agli inquirenti arriva il fidanzato. Cercano di scagionarsi a vicenda, ma alla fine crollano. Vuotano il sacco. Hanno sempre rapinato farmacie. A Cantù, Cogliate, Milano, Saronno, Rovello Porro e Barlassina. Identica la tecnica, impressionante la corrispondenza delle descrizioni. La cadenza di due rapine la settimana per ogni bersaglio che era accuratamente individuato. In casa del marocchino gli uomini dell’Arma hanno trovato un grosso machete, coltelli e tutto il necessario per coprire il volto.
Poco tempo fa la banda aveva rapinato due volte in cinque giorni la farmacia di Paolo Giovanni Vintani, segretario provinciale dell’associazione di categoria. «Sono andato dal questore a chiedere maggiori controlli. In ogni caso- spiega Vintani - abbiamo sempre avuto grande fiducia nelle forze dell’ordine». Gli arrestati dopo aver trascorso qualche ora in camera di sicurezza sono finiti in carcere a Monza a disposizione del magistrato incaricato di seguire il caso. Il Pm ha un sospetto: i fermati si sarebbero limitati a confermare solo le rapine che dove sono stati ripresi dalle telecamere.