Sgominata la banda dei colpi in villa

In manette sette albanesi, altri cinque sono latitanti: sono accusati di aver svaligiato cento appartamenti

Hanno svaligiato le ville dell’ex presidente del Genoa Gianni Scerni e del figlio del presidente del Livorno Aldo Spinelli, ma sono riusciti a derubare anche diverse altre abitazioni facendo bottini consistenti e mettendo a segno anche più di un colpo nella stessa notte. Adesso la banda di malviventi che ha terrorizzato i genovesi e non solo è stata sgominata dalla polizia: l’ordine di custodia cautelare è scattato per dodici persone accusate di associazione per delinquere finalizzata a furto e ricettazione. Si tratta soprattutto di cittadini albanesi, ma c’è anche un ungherese.
L’ultimo colpo lo hanno messo a segno presumibilmente la notte scorsa, alla vigilia dell’esecuzione dell’ordine di custodia cautelare disposto dal gip Silvia Carpanini su richiesta del pm Luca Scorza Azzarà, dopo l’informativa sulle indagini della squadra mobile di Genova depositata a dicembre. Dei dodici immigrati - così come ha spiegato il questore di Genova Salvatore Presenti - ieri ne sono arrestati sette: cinque rintracciati nelle loro abitazioni nel centro storico cittadino (dove è stata sequestrata anche la refurtiva del furto più recente), uno raggiunto dalla notifica in carcere, ed il settimo nel suo nuovo domicilio a Bergamo. Tra loro anche una donna. Gli altri sono latitanti, forse si trovano all’estero. Le intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre a pedinamenti ed appostamenti, hanno documentato un’intensa attività criminale degli immigrati, tutti clandestini, e di un’età compresa tra i 20 ed i 32 anni.
La banda è accusata di oltre furti. Talvolta la banda compiva più di un furto nella stessa notte. Le indagini sono scattate nel giugno scorso, in coincidenza con un forte incremento di questi reati. Le vittime erano scelte accuratamente e le azioni si concludevano col furto dell’auto delle vittime, poi utilizzata per furti successivi. I ladri cercavano case in cui i proprietari, credendo di essere più sicuri, avevano lasciato all’interno la chiave inserita nella toppa. Individuato l’obiettivo, asportavano la porzione esterna del nottolino, utilizzando poi la chiave inserita come strumento per aprire la porta senza effrazione.