Sgominata la «banda dei pugili»

Cercava sponsor per gli incontri del fratello Gianluca, campione europeo superleggeri. Stefano Branco, 36 anni, girava assieme a un altro pugile locale, Pietro Aurino di Torre Annunziata ma residente a Civitavecchia. Chi non voleva pagare, giù botte.
Non solo. Colpi d’arma da fuoco contro l’auto e il cancello di un imprenditore portuale, proprietario di un’impresa di trasporti marittimi, «colpevole» di non voler scucire soldi alla gang. Per fermare un agente di polizia che indagava su di lui, Branco gli dà fuoco all’abitazione. Una famiglia nota alle cronache non solo per meriti sportivi. Silvio Branco detto «il barbaro», dopo la vittoria ai punti sull’americano Johnson Glencoffe, si scaraventa contro il giornalista Mario Mattioli reo di aver criticato il verdetto del match valevole per la corona mondiale supermedi Wbu. Assieme al fratello Gianluca e al padre-manager Vincenzo, nel 2002 viene sospettato di appartenere a una holding dell’usura, accusa che spedisce i tre Branco in carcere. Dal 2005 l’attività della nuova banda capeggiata da «Natalino» Cherillo e Stefano Branco si concentra in attentati dinamitardi, incendi, estorsioni e ricatti per mantenere la leadership dello spaccio di cocaina. Un fiume di droga «importata» ogni settimana dal Napoletano grazie a un accordo con il clan camorristico Gallo-Cavaliere che nella cittadina tirrenica stabilisce una cellula operativa. Dodici arresti eccellenti nelle due fasi dell’inchiesta conclusasi l’altra notte dopo un anno di indagini. Intercettazioni, appostamenti e inseguimenti al cardiopalmo per i carabinieri di Civitavecchia e gli uomini migliori della Dia di Roma pur di sventrare un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga che si era impadronita del litorale nord della capitale. Gli arrestati: Andrea Capretti, Luigi Piscopo, Emiliano Branco (cugino di Stefano), Luca Mazza, Antonio Borriello, Marco Gasparri, Alessandro Cresta, oltre a Pietro Aurino, Stefano Branco, Daniele Medori, Natale Cherillo e Daniele Costanzi in carcere già dal mese scorso, tutti fra i 24 e i 39 anni. L’operazione «Nerone» viene avviata all’indomani di una serie di episodi inquietanti accaduti in zona.
«Siamo partiti dalle intimidazioni subite dall’imprenditore - spiega il capitano dei carabinieri Mauro Izzo, comandante della compagnia Civitavecchia -, colpi esplosi con armi di vario calibro in tre occasioni. Tutte azioni da ricollegarsi agli investimenti pubblicitari fatti in passato dallo stesso imprenditore negli incontri di boxe di Branco e Aurino». A quel punto il sostituto procuratore Edmondo De Gregorio della Procura di Civitavecchia e il pm antimafia di Roma Giovanni Di Leo firmano le autorizzazioni per intercettare una decina di personaggi legati ai pugili. «Ambientali» nelle auto, telefoni fissi e mobili sotto controllo, videoriprese: gli inquirenti entrano nelle vite private di una ventina di malavitosi impegnati nell’acquisto (all’ingrosso) e nella vendita (al dettaglio) di droga della miglior qualità proveniente dal Napoletano. «Non mancano le estorsioni - continua il capitano Izzo - portate avanti con armi di cui disponevano tutti grazie a una rete di fiancheggiatori con il compito di custodirle». Fra i fattacci accaduti il pestaggio del cognato dell’imprenditore, testimone degli attentati, per opera di Stefano Branco, Medori e Aurino; la rapina a un immobiliarista romano nella casa di campagna di Branco e i sopralluoghi notturni di Branco e Medori in casa di un carabiniere che investigava su di loro.