Sgominata la banda delle ville È caccia ai gioiellieri-ricettatori

Nel mirino della polizia ci sono i titolari di due negozi. Già perquisita un’oreficeria: si sta controllando la merce

Sono almeno due i gioiellieri milanesi sospettati di aver riciclato oggetti preziosi provenienti dai colpi realizzati dalla banda di albanesi. Una gang che per più di un anno ha terrorizzato il nord Italia con le rapine in villa. Sono iniziate in queste ore infatti le perquisizioni e gli accertamenti che dovrebbero consentire di verificare l’effettivo coinvolgimento dei negozianti negli assalti. Assalti portati a termine da una trentina di individui, quasi tutti residenti nel Milanese o in Lombardia, che si alternavano in commando di 4 o 5 per svaligiare abitazioni dal Trentino al Piemonte, passando per Lombardia ed Emilia Romagna. Almeno cinquanta i colpi attribuiti, anche se alla fine potrebbero essere almeno il triplo, visto che «visitavano» anche tre case in una notte.
Il bottino però era quasi sempre costituito da gioielli, argenteria, orologi e in generale oggetti preziosi. Merce che non si può certo smerciare al primo negozio all’angolo. La refurtiva pertanto finiva nelle mani di un giro di ricettatori, il cui elemento di spicco era Michele Rossi, 45 anni, originario di Foggia, ma da tempo residente a Milano. Un personaggio in grado di maneggiare un notevole flusso di denaro, da chiamare in qualsiasi momento perché in grado di racimolare grosse somme anche in breve tempo. Per esempio quando il 20 novembre 2004 un commando assaltò la villa dell’industriale Gianni Marangoni a Rovereto erano le 19.30. Pochi minuti poi la fuga e già per strada la banda si mette in contatto con il «ricetta» per chiedergli un incontro, fissato per le 23.30 a Milano. Il ricettatore, che ufficialmente risulta privo di un’occupazione stabile, esamina il bottino e lo valuta intorno ai 500mila euro. E come di regola, lo compra pagando il 20 per cento del valore ufficiale: vale 100mila euro pagati sull’unghia.
Il flusso di refurtiva comunque era continuo, in quanto i colpi contestati alla banda sono, come detto, una cinquantina, con un milione di euro di bottino. Ma sono sospettati di altre 100 rapine, con altri due milioni di merce sottratta dunque. Senza contare che i banditi albanesi erano in contatto con altre gang di connazionali operanti in Europa, per conto delle quali si occupavano di smerciare i bottini racimolati in vari colpi.
Un massa enorme di oggetti che in parte, sospettano gli investigatori, finivano nel mercato ufficiale, vale a dire orafi e gioiellieri. Due nel mirino della polizia, titolari di negozi di media importanza: uno è già stato perquisito, mentre il secondo accertamento è stato rinviato per «motivi tecnici». Gli agenti hanno inventariato la merce in negozio, raccolto il materiale documentale per verificare il giro d’affari. Verifiche lunghe e laboriose che potrebbero anche impegnare per settimane gli agenti prima di chiedere al magistrato e necessari provvedimenti.