Sgominata la banda Rom di via Adda

I balordi si erano poi rifugiati a Pioltello dove, uno dopo l’altro, sono stati presi dai ghisa del comando Sempione

Aveva avviato una proficua macchina criminale dedita allo sfruttamento di minori (da inviare a chiede l’elemosina ai semafori), ai furti nei cantieri ma anche al taglieggiamento dei connazionali. Lui, il capo degli zingari, detto «Manix» aveva la sua base operativa in via Adda, la grande area dismessa sgomberata dalle forze dell’ordine lo scorso aprile. Quello che dunque era sempre stato un sospetto, lo stabile trasformato in una centrale operativa del crimine, è diventata una certezza al termine delle indagini condotte dai vigili del comando Sempione e coordinate dal pm Alessandra Dolci, della Distrettuale antimafia. Indagini che hanno portato a 21 arresti, 4 denunce più la richiesta all’Interpol di catturare per altri soggetti sfuggiti alla retata.
Le indagini erano iniziate un anno e mezzo fa, quando ancora via Adda era una sorta di fortino in territorio nemico. Presto diventato una «bomba batteriologica», per le terribile condizioni igieniche in cui vivevano i circa 250 occupanti, in grado di scatenare vere e proprie pandemie. Ma anche una «bomba» nel senso più reale del termine, visto che i nomadi si erano allacciati alla rete di luce e al gas, con il rischio di far saltare per aria mezzo quartiere. Dentro ogni forma di violenza e sopraffazione, come il brutale sfruttamento di minori, ingaggiati da Manix in Romania con la prospettiva di un lavoro onesto e poi trasformati in accattoni. Con il consueto corollario di minacce, maltrattamenti e sevizie per chi si ribellava o non guadagnava a sufficienza.
Manix poi aveva in «gestione» la permanenza di tutti i Rom all’interno dello stabile: cioè per entrare nell’area dismessa i nomadi dovevano pagare il pizzo o lavorare per lui. Oltre allo sfruttamento dei minori infatti Manix, che con un falso matrimonio con un’italiana aveva ottenuto il permesso di soggiorno, aveva messo in piedi una ramificato giro di furti nei cantieri edili con relativa ricettazione del materiale rubato.
Dopo lo sgombero dell’aprile 2004, il boss si era rifugiato a Pioltello in un nuovo stabile occupato, la Cascina Bareggiate. Nel corso delle indagini i vigili urbani hanno effettuato una decina di arresti e denunciato quattro persone. Nelle scorse ore infine altre quattro persone sono finite in manette. Mentre i carabinieri di Cassano D’Adda, competenti per territorio, hanno bloccato altre 7 zingari accampati nella cascina, per inosservanza della Bossi-Fini.