Sgominata cellula di Al Qaida Preparava attentati in Italia

Marino Smiderle

da Vicenza

Al Qaida è molto più vicina e sveglia di quanto sembra. Altro che cellule in sonno, in un call center del centro di Vicenza, «Il mondo al telefono» in corso San Felice, quattro algerini affiliati al Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc) stavano preparando attentati in Italia e in giro per il mondo. Da tempo, però, erano nel mirino delle forze dell’ordine e ieri i carabinieri del Ros, coordinati dal procuratore antimafia di Venezia, Vittorio Borraccetti, hanno interrotto la trama che collegava questa banda ai confratelli già tristemente noti a Londra. Al termine dell’operazione «Numidia», a Vicenza sono finiti in manette Khaled As di 30 anni, Ali Touati (32), Farid Gaad (35) e Nabil Gaad (24). Sono accusati di appartenere a una cellula riconducibile al Gspc. Un quinto algerino, Allal Mandi, è stato fermato in Emilia per decreto del Pm di Napoli.
Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha detto che questa è un’operazione di grande rilevanza per l’antiterrorismo. «Con essa è stata individuata e sgominata una cellula eversiva i cui componenti erano pronti a raggiungere l’Algeria e l’Irak con compiti direttamente operativi. È un segnale in più della necessità di mantenere la massima attenzione sulla presenza anche in Italia di gruppi legati al terrorismo con mansioni non soltanto logistiche ma anche di azione diretta».
Dalle intercettazioni telefoniche si capisce che questi signori volevano scatenare il terrore anche in Italia. Inoltre è ritenuto palese il collegamento con le altri basi del terrore sparse in giro per l’Europa. Il pm di Venezia, Luca Marini, ha ricordato che nel 2002 questo gruppo aveva in mente di realizzare un attentato a Vicenza, probabilmente ai danni della caserma Ederle, sede di un contingente americano, la 173ª Brigata aviotrasportata, impiegato sia in Irak che in Afghanistan. Attentato che, fortunatamente, non passò alla fase esecutiva.
Per Marini, però, ci sarebbe stata un’altra operazione terroristica che i salafiti di Vicenza avrebbero dovuto compiere. «Ma è difficile capire bene i progetti di queste persone – ha spiegato il magistrato – perché sono in continua evoluzione».
Va ricordato che, un paio d’anni fa, sulla scorta delle indagini compiute dalla procura di Napoli, finirono in carcere a Vicenza alcuni algerini legati a doppio filo con il Gspc, ma vennero poi scarcerati con tante scuse. Dall’indagine di ieri emergerebbero chiari collegamenti con questi ultimi arresti, segno che la rete costituita da Al Qaida nel nostro Paese era ben organizzata e piuttosto nutrita.
Tutti i reati contestati sono quelli legati all’affiliazione a un’associazione terroristica internazionale di matrice fondamentalista islamica (il Gspc, appunto) funzionalmente collegata ad Al Qaida. Oltre ad aver promosso un’organizzazione, attiva in Italia e all’estero, si dedicavano al procacciamento e alla falsificazione di documenti di identità in modo da consentire l’ingresso in Italia di altri estremisti islamici.