Sgominata gang informatica romena: sequestrate oltre 1000 carte clonate

Quarantadue persone in manette La «mente» operava in Spagna

Clonare carte di credito e bancomat era un gioco da ragazzi per un’organizzazione di una quarantina di romeni tra l’Italia e l’estero stanata dai carabinieri dell’Antifalsificazione Monetaria in collaborazione con l’Europol e i canali di Eurojust, il cartello di cooperazione dei magistrati europei, dopo 2 anni di indagini. Quarantadue gli arrestati, 27 in Italia, 6 in Francia, 6 in Svizzera e 3 in Spagna, tra cui la mente del gruppo, «il dottore», che viveva a Tarragona, sulla Costa Dorada catalana. Era lui che coordinava le organizzazioni secondo la logica della compartimentazione. Vale a dire messe in campo come cellule separate e ben specializzate ciascuna nel proprio compito, spesso ignare le une delle altre. C’erano gli «incursori», addetti ai blitz in supermercati e centri commerciali, pronti a entrare in azione (anche di notte, rimanendo chiusi in sgabuzzini o magazzini) su indicazione di «pali» per piazzare microchip «succhia-dati» nei lettori Pos a banda magnetica delle casse. C’erano i tecnici incaricati del download dei codici rubati e del loro ricaricamento sulle schede WP white plastics), infine i capi-bastone in Romania, ma anche in Spagna, Francia e Danimarca, coloro, insomma, che decidevano i colpi e i piccoli nuclei da manovrare. «Come in un insieme di scatole cinesi, in cui scoperta una figura ne salta fuori sempre un’altra - spiega il colonnello Edoardo Lepre, comandante dell’Antifalsificazione -, così funzionava il meccanismo. Seguendo i vari individui, mettendo insieme i vari pezzi, siamo riusciti a ricostruire il puzzle. Un lavoro pressoché impossibile senza l’apporto dei colleghi delle stazioni locali e degli agenti d’Oltralpe. Tanto da riuscire a bloccare in diretta alcune operazioni persino in Olanda e in Svezia». In una riunione del luglio 2006 a l’Aia, gli investigatori concordano le strategie d’azione; 3 mesi dopo è il sostituto procuratore Anna Maria Teresa Gregori del Tribunale di Roma a volare nei Paesi Bassi per coordinare i colleghi di Eurojust nell’operazione ribattezzata «Clone». La rendita per i romeni? Da capogiro. Ogni card clonata fruttava 1500 euro, un singolo microchip poteva carpire fino a mille differenti sequenze. «La comunità romena - affermano gli inquirenti di Europol - è ormai radicata ovunque. Questi elementi hanno trovato appoggi in più Paesi. Potendo contare di volta in volta sull’ospitalità e il sostegno di altri connazionali. Per stare loro alle costole abbiamo messo sotto controllo più di 150 utenze telefoniche fisse e mobili, con uomini impegnati all’ascolto ogni giorno».