Sgozza la madre «Ostacolava i miei progetti»

L’omicida ha 18 anni. Al padre scrisse una mail dal titolo: delirio d’onnipotenza

da Milano

Una settimana fa aveva composto un trattato che lui stesso, spedendolo al padre via mail, non ha esitato a intitolare «delirio d’onnipotenza». A suo dire una nuova visione della propria esistenza, maturata dopo una lunga serie di «meditazioni filosofico-esoteriche», che certo non prevedeva l’eliminazione fisica di qualcuno, ma sicuramente, in qualche modo, la rimozione di tutti quegli ostacoli che si fossero frapposti tra il suo nuovo «io» e la realizzazione dei progetti che si era prefissato per l’immediato futuro. Va inquadrato in questo ambito delirante l’omicidio della 52enne scrittrice novarese di romanzi Edi Piera Vesco da parte del suo unico figlio Lorenzo G., 18 anni. Che martedì pomeriggio, nel loro appartamento al settimo piano di un bel palazzo in zona San Siro, in preda al delirio e durante un litigio, avrebbe prima tentato di violentarla. Poi, non riuscitoci, l’ha colpita alla testa con una bottiglia di spumante, stordendola, l’ha accoltellata alla gola con un coltello da cucina e, assicuratosi che fosse morta, si è pulito cambiato, ha chiuso la porta di casa, ha raggiunto la stazione Centrale e se n’è andato in treno a Brescia, dove più tardi si è costituito alla Polfer. Stamattina il ragazzo verrà interrogato dal gip di Milano Alessandra Cerreti.
«La nuova vita che il ragazzo, nel suo delirio, da qualche giorno aveva deciso di affrontare, non prevedeva più la scuola, la frequentazione del liceo milanese dove era sempre andato», spiega perplesso il dirigente della squadra mobile Francesco Messina, premettendo di essersi trovato davanti a una vera e propria «tragedia». «Di fronte alla rigida posizione assunta dal figlio sull’argomento la madre aveva espresso tutta la contrarietà che un genitore può manifestare in situazioni del genere. Per questo motivo il primo giorno dell’anno, tra le 14 e le 15, tra i due è nata una lite, sfociata poi nell’omicidio della donna», conclude Messina.
Un omicidio spaventoso e che ha colto tutti, familiari e conoscenti, di sorpresa. «Lorenzo era introverso, forse un po’ contestatore, ma niente lasciava presagire che si macchiasse di un delitto così tremendo anche perché era molto legato alla mamma», dichiarano sgomenti i compagni di scuola.
A lanciare l’allarme al 113 martedì in serata è stato il padre di Lorenzo, marito separato della scrittrice che, dal luglio 2006, viveva da sola con Lorenzo («il mio popino! Gaudio e giubilo, Dio quanto lo volevo!», scrive la donna parlando della nascita del figlio, nell’ottobre 1989, sul suo sito biografico www.edivesco.it) nell’abitazione di via Bertinoro.
L’uomo, un professionista che ieri, il giorno dopo la tragedia, sarebbe dovuto partire con il figlio per un viaggio all’estero, si è molto preoccupato quando non è riuscito a mettersi in contatto telefonicamente né con la moglie né con il figlio.
Stabilito che la donna non poteva che trovarsi in casa e che perciò doveva esserle accaduto qualcosa, la polizia ha fatto irruzione nell’appartamento servendosi della scala dei vigili del fuoco e, dopo aver sfondato una finestra, ha scoperto il cadavere. A quel punto, soprattutto sulla scorta del recentissimo «cambiamento» del figlio segnalato dal padre agli investigatori, è cominciata la caccia a Lorenzo. Un inseguimento durato poco: il ragazzo, giunto a Brescia per incontrare un’amica che, invece, pare non sia riuscito a vedere, è andato al posto di polizia della stazione e si è costituito. Non molto alto, magrolino, dall’aspetto innocuo, Lorenzo ha ammesso subito le sue responsabilità: «Non ho documenti con me, ma se hanno trovato un cadavere in via Bertinoro 9, a Milano, è quello di mia madre: l’ho uccisa io, arrestatemi».