Sgozzati tre cristiani in Turchia nella casa editrice della Bibbia

La Chiesa turca: "Siamo una minoranza sotto attacco, è la sconfitta del dialogo"

Istanbul - Una strage contro chi pubblica la Bibbia. In Turchia, a quasi tre mesi dall’omicidio di Hrant Dink, si torna a respirare un clima di dolore e terrore. Ieri mattina a Malatya, città nel nordest dell’Anatolia, tre persone sono state sgozzate nella casa editrice Zirve, che stampa la Bibbia e altri testi legati al Cristianesimo (leggi i precedenti). I tre avevano le mani e i piedi legati e la gola tagliata. Le modalità dell’esecuzione fanno pensare ai fondamentalisti Hezbollah turchi, che sono soliti incaprettare e sgozzare le loro vittime.
Queste ultime sono due turchi, Necati Aydin e Uur Yuksel, e un tedesco, Tilnman Geske, che viveva in Turchia dal 2003, tutti presbiteriani.
Uno dei presunti killer, uno studente di 22 anni, è in fin di vita dopo essere caduto (o essersi buttato) da una finestra. Le forze dell’ordine hanno fermato quattro persone, ancora sotto interrogatorio: Salih Güler, Cuma Özdemir, Hamit Çeker e Abuzer Yildirim, di età compresa tra i 19 e i 20 anni. I quattro (così come lo studente in fin di vita) avevano in tasca una lettera che diceva: «Siamo cinque fratelli. Andiamo verso la morte. Forse non torneremo più», e si concludeva con la frase musulmana dei morituri: «Condona i miei debiti».
Ibrahim Dasoz, governatore della città di Malatya, ha detto che le indagini sono appena iniziate e che tutte le ipotesi rimangono aperte. «Non escludo lo scontro interno. Potrebbe non essersi trattato di un attacco. Stiamo cercando di capire. Le indagini proseguono», ha detto ai giornalisti, senza aggiungere altri particolari.
Il direttore della casa editrice, Hamza Ozant, ha ammesso che negli ultimi tempi i redattori erano stati oggetto di minacce e pressioni, e che lui aveva deciso di chiedere aiuto alla polizia. Non ha però voluto specificare chi fosse l’autore delle intimidazioni e, soprattutto, la motivazione.
Chi ha parlato decisamente più chiaro è la stampa turca, che ha raccontato di tentativi di violenze da parte dei Lupi grigi, un gruppo ultranazionalista vicino al Mhp, il Partito nazionalista, di cui faceva parte anche Ali Acga, che nel 1981 attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II. Il gruppo è ormai considerato contiguo agli integralisti islamici.
Autorevoli quotidiani come Hurriyet hanno scritto che la casa editrice era stata minacciata perché pubblicava la Bibbia ed era stata accusata di fare proselitismo. Una «colpa» che in alcune parti della Turchia si paga con la vita.
La strage di Malatya conferma anche una triste costante. Questa città, infatti, è destinata a tornare di continuo nella storia turca, e sempre per motivazioni legate a fatti di sangue. A Malatya è nato proprio Ali Agca, e sempre da questa città veniva anche Hrant Dink.
Sul massacro è intervenuto con forza anche monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico per l’Anatolia: «Si tratta di fanatici che continuano a essere presenti in Turchia, e che ogni tanto emergono con questi atti di violenza assurda».
Monsignor Padovese ha anche definito la situazione «difficile e pericolosa», aggiungendo che «la chiesa cristiana continua a lavorare come sempre». E monsignor Ruggero Franceschini, presidente delle Conferenza episcopale turca, non usa mezzi termini: «Sono sconcertato. Non so come definire un tale atto. È l’ennesimo attacco alla minoranza cristiana ed è la sconfitta del dialogo».