«Sgozzeremo i candidati imposti dagli Stati Uniti»

Hakimi, portavoce dei talebani: «Ne abbiamo eliminati 14 e continueremo. Vogliamo combattere le elezioni farsa»

Fausto Biloslavo

da Kabul

Le elezioni in Afghanistan sono un farsa imposta dagli americani, la guerra santa continua, decapitare i nemici è un dovere e pure i soldati italiani rischiano grosso al fianco degli Usa. Parola di Abdul Latif Hakimi, che si presenta come il portavoce dei talebani. Negli ultimi mesi ha rivendicato le maggiori azioni terroristiche dei guerriglieri fondamentalisti. Le sue dichiarazioni vanno prese con la dovuta cautela perché talvolta spara cifre esagerate sulle perdite americane e si prende il merito di abbattimenti di elicotteri che poi si rivelano incidenti. Non è facile raggiungere Hakimi anche se ha quattro numeri di telefono, due dei quali corrispondono a cellulari afghani. Parla solo «lingue islamiche» come il pasthun, il dari o l’arabo, ma sembra non temere di venire intercettato, in questa intervista telefonica con il Giornale.
Perché vi scagliate contro il voto, primo passo democratico dopo un quarto di secolo di guerre?
«Le elezioni sono un’idea americana imposta agli afghani. Un progetto dei nostri nemici che abbiamo boicottato e sabotato. Gli americani cercano di importare il pensiero cristiano nel nostro Paese e questo non lo possiamo tollerare».
Le vostre azioni di sabotaggio non sono riuscite a far deragliare il processo elettorale. Non è l’ennesimo fallimento?
«Questo voto è una farsa, imposta al popolo afghano. A noi non interessa se ci sono un governo e un Parlamento scelti con elezioni farsa. Continueremo in ogni caso a combattere contro gli americani fino al nostro ultimo giorno».
Alle elezioni si sono presentati 5.800 candidati. Non significa che molti afghani credono nella democrazia?
«I candidati si dividono in tre categorie: la prima è quella dei fantocci degli americani. Ne abbiamo eliminati 14, ma cercheremo di ammazzarne ancora il più possibile. La seconda categoria è composta da semplici afghani, che abbiamo avvisato di non schierarsi con gli americani. La terza categoria comprende i candidati che segretamente fanno parte del nostro movimento e lavoreranno contro il governo di Kabul, dall’interno del Parlamento, per riportare al potere i talebani».
Si presentano alle elezioni molti ex talebani, come l’ex ministro degli Esteri Wakil Ahmad Mutawakil. Sono vostri alleati?
«Questa gente ha scelto di schierarsi con i crociati e gli infedeli. Non fa più parte del movimento talebano».
È vero che decapitate i vostri nemici?
«Nel santo Corano è scritto che quando combatti i tuoi nemici devi tagliargli la testa. In particolare ai nemici che sono contro l’Islam e non rispettano la sharia. Punirli, secondo la legge islamica, è un nostro dovere».
Siete pronti ad attaccare anche le truppe Nato della missione Isaf a Kabul, che comprende pure gli italiani?
«I nostri principali nemici sono quelli che hanno invaso l’Afghanistan (gli americani nda) e vogliono sostituire il vero sistema basato sul santo Corano, con un falso sistema islamico. In passato il popolo afghano ha sempre avuto buoni rapporti con l’Italia e non vorremmo considerarvi dei nemici. Però abbiamo intimato a tutti i Paesi di non schierarsi al fianco degli americani, altrimenti le nostri mani si stringeranno attorno al collo dei loro soldati».
Siete sempre alleati di Al Qaida?
«Quando i talebani controllavano l’Afghanistan i mujaheddin (volontari islamici nda) provenienti da tutto il mondo venivano nel nostro Paese per combattere la guerra santa. Osama bin Laden è sempre un fratello mujahed, ma non sappiamo dove si trovi e non siamo più in contatto con lui. Con l’aiuto di Allah, i talebani sono abbastanza forti, da soli, per rifondare l’Emirato islamico dell’Afghanistan».
Secondo i talebani l’Irak e l’Afghanistan sono due fronti della stessa guerra?
«Gli americani, con una guerra ingiusta, hanno invaso l’Irak nella stessa maniera in cui avevano invaso l’Afghanistan, senza alcuna vergogna. Non siamo sulla difensiva, ma attacchiamo gli invasori e in Irak accade lo stesso. La guerra santa si combatte in qualsiasi parte del mondo dove ci siano nemici dell’Islam».
Che fine ha fatto mullah Omar?
«Il capo di tutti credenti, mullah Omar, guida la guerra santa ed è l’orgoglio dell’Islam. Mullah Omar era, è e sarà sempre il nostro leader».
Il governo Karzai sta cercando di attuare una politica di riconciliazione nazionale. In futuro sareste disposti a trovare un compromesso e l’amnistia generale?
«Non abbiamo chiesto alcuna amnistia. La nostra battaglia è ideologica, in nome del santo Corano. Per questo motivo non accetteremo mai un compromesso con della gente, che è arrivata in Afghanistan dall’Occidente, portata dagli invasori americani. Vogliono corrompere la nostra fede, ma l’unica soluzione per i problemi dell’Afghanistan è la guerra santa».