Sgrena: «Non fate guerre contro i terroristi»

(...) e la sicurezza pubblici, che vede seduti allo stesso tavolo del prefetto anche i vertici delle forze dell’ordine e delle istituzioni locali, ha infatti deciso di rafforzare i controlli in porto, alle stazioni ferroviarie e metropolitane, intorno alle sedi di aziende e compagnie «occidentali». Un ritorno alle giornate immediatamente successive agli attentati di New York dell’11 settembre 2001 e di Madrid dell’11 marzo 2004.
Prevenzione, è la parola d’ordine. Ma il ricordo torna anche alle tante volte che Genova è stata lambita dal terrorismo. I timori del G8, certo, ma non solo. Appena un anno fa la Digos genovese aveva smantellato un’organizzazione di estremisti islamici che reclutavano aspiranti terroristi attraverso alcuni fanatici religiosi tra Liguria e Toscana. Senza dimenticare gli attentati avvenuti in città e partiti da ambienti anarchici che, come confermano i servizi segreti, potrebbero cercare e trovare alleanze nei «nemici» del capitalismo occidentale anche fuori dai confini nazionali. Considerazioni che tornano d’attualità. Anche perché dal mondo no global arriva comunque una presa di posizione che fa ricadere tutte le colpe sempre sulla politica estera anglo-americana. All’indomani degli attentati di Londra infatti, le organizzazioni no global manifestano solidarietà alle vittime ma si preoccupano soprattutto perché in questo caso «vengono offuscate del tutto le ragioni del movimento antiliberista che in questi giorni ha rilanciato la sua presenza a Edimburgo nelle manifestazioni contro il vertice dei G8».
Concetti rilanciati anche da Giuliana Sgrena, la giornalista italiana rapita dai «partigiani» iracheni e liberata dall’intelligence italiana a costo della vita di Nicola Calipari. Ritirando un premio giornalistico per la pace organizzato in collaborazione con Coop Liguria, Regione, Provincia e Comune, la Sgrena ha espresso il proprio orrore per quanto accaduto ma ha voluto ribadire che il mondo sbaglia strategia, che non deve reagire con la forza agli attentati: «Non con la guerra si batte il terrorismo - ha detto la giornalista -. Le guerre alimentano il terrorismo, bisogna invece individuare il loro obiettivo, la loro ideologia, il modello di società e combatterlo politicamente».
Tesi che sposano appieno la linea della sinistra e non certo quella di altri intellettuali, diventati improvvisamente scomodi, come Oriana Fallaci. Proprio per le sue ferme «crociate» contro l’estremismo islamico è stata addirittura trascinata in un’aula di tribunale per «vilipendio di religione». Una scelta di campo sulla quale si sarebbe dovuto pronunciare in questi giorni anche il presidente della Regione Claudio Burlando. Il consigliere di Forza Italia avevano presentato una mozione sottoscritta da altri 9 colleghi che chiedeva all’intero consiglio regionale di schierarsi a favore della Fallaci. Ma l’argomento non verrà discusso neppure martedì prossimo, visto che la riunione in Sala Verde slitterà per l’assemblea nazionale degli eletti nelle Regioni che si terrà a Roma.
Univoca invece la posizione di Forza Italia. I giovani azzurri hanno preparato una breve lettera da consegnare al console inglese a Genova per comunicargli «il cordoglio e tutta la tristezza del gruppo giovanile di Forza Italia per quanto accaduto». Un legame che si rafforza in un momento di lutto, quello tra «Genova e il Regno Unito che hanno in comune un importante simbolo quale la bandiera: la croce di San Giorgio ha difesa la marina inglese e ai giovani azzurri piacerebbe credere che la stessa bandiera potrà proteggere dal terrorismo e contribuire a sconfiggerlo».