«Sguardi altrove» Quando il cinema parla al femminile

Differenza nella parità. L'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi sembra aver centrato il fil rouge della quattordicesima edizione di Sguardi Altrove, il Film Festival a regia femminile in programma dal 5 all'11 marzo allo Spazio Oberdan, al Cinema Gnomo e alla Casa del Pane.
Già, perché mai come quest'anno, i temi trattati sono perfettamente coerenti con l'attualità. E così nell'anno delle Pari Opportunità il messaggio culturale che snocciola Sguardi Altrove, attraverso le oltre 40 pellicole, i 20 documentari e le quattro mostre fotografiche, è proprio quello dell'uguaglianza nella differenza. O meglio «differenze che cercano dialogo», sottolinea il direttore artistico del festival Patrizia Rappazzo. Per questo nel corpo, che diventa il leit motiv della manifestazione come forma e contenuto, si ricerca, attraverso l'espressione cinematografica italiana e internazionale, quello sguardo più che altrove, al di sopra di ogni barriera che si frappone alla libertà di conoscersi, di muoversi e di esprimersi.
«Corpi di donna - continua Rappazzo - soffocati dalle regole ossessive degli stereotipi dominanti della società del benessere, della pubblicità e della moda hanno molto da raccontare. Corpi sfruttati nella dinamica del lavoro alienante, della violenza hanno tanto da rivendicare. Ma anche dialogo tra mondi differenti per una nuova opportunità di crescita con la selezione di opere a regia maschile, realizzata in collaborazione con Gianni Canova, docente di Storia del Cinema allo Iulm».
Così le varie sezioni in concorso - Sguardi (s)confinati dedicato al cinema italiano, Lo sguardo delle donne dedicato alle autrici di area lombarda e ispirato alla tematica dei corpi metropolitani e Nuovi sguardi dedicato ai lungometraggi internazionali - presentano sullo schermo molte opere prime, tra cui in anteprima nazionale Das Fraulein di Andrea Staka e In between days della coreana So Yong Kim, e due opere seconde, Gisele, della regista Isabelle Stever e Chand Rooz Ba'd, interessante lavoro della regista iraniana Niki Karimi, ambientato nella Teheran dei giorni nostri.
Con la selezione non competitiva Le donne raccontano, il festival ospita poi numerose opere documentarie nazionali e internazionali, dove il corpo viene declinato e attraversato come luogo di violenza e abuso, come in Manipur dove l'indiana Sutapa Deb racconta le violazioni dei diritti umani.