Sguardo, astuzia e coraggio È il lupo il re della libreria

Secondo i miti è l’unico animale che osa affrontare un avversario più forte di lui E che preferisce morire piuttosto che perdere la libertà. Per questo è diventato l’eroe di un numero sempre crescente di romanzi: dai classici di Hesse e London a Jiang Rong, che in Cina ha venduto milioni di copie

Chi ha visto gli occhi di un lupo scintillare in un bosco di notte o ha sentito la serenata del branco alla luna piena lo sa, ma poi chiunque collega al lupo suggestioni che affondano nell’inconscio collettivo, nelle storie dell’infanzia, nei miti, e nei film, anche se a volte l'immagine del lupo si riduce a un po’ di sale nel titolo (da L’ora del lupo di Ingmar Bergman a Balla coi lupi di Kevin Costner, fino alle prove italiane di Tu devi essere il lupo di Vittorio Moroni e Il lupo di Stefano Calvagna, ispirato al bandito Luciano Liboni detto «il Lupo»).
Poi nei video, nei quali a ballare coi lupi è Laura Pausini ma non solo lei. E nei libri. Tanti libri, una biblioteca che continua a crescere nel nome del lupo, un oceano di carta che attinge alle radici ferine: il ripudio della civiltà, dei legami, e all’inverso il ritorno dell’istinto, che non è la forza bruta, ma la potenza fisica unita a intelligenza, astuzia e coraggio: il richiamo della foresta, per dirla con Jack London che amava farsi chiamare «il Lupo», intitolò la sua prima raccolta di racconti Il figlio del lupo, ribattezzò la sua fattoria dei sogni «La casa del Lupo», e con Zanna Bianca creò un capolavoro assoluto.
Un testo affascinante e tutto centrato sul dialogo tra uomini e lupi è quello che in Cina ha già venduto milioni di copie e ha in italiano (Mondadori, pagg.660, euro 19) la prima traduzione mondiale: Il totem del lupo, di Jiang Rong (uno pseudonimo), che trasuda filosofia, poesia ed emozione da ogni pagina e ci accompagna nelle praterie della Mongolia interna sul filo della passione vergine d’uno studente cinese rieducato ai tempi di Mao e degli insegnamenti di un vecchio saggio mongolo dal carattere duro e tenero. «Nella prateria - dice Bileng al giovane Chen Zhen -, se davvero credi nella giustizia, è per l'erba che devi avere pietà». Non per le gazzelle, o per i lupi che le cacciano, e neppure per gli uomini che cacciano lupi e gazzelle, ma per l’erba, perché se muore la prateria, muoiono tutte le creature che vi abitano.
Riferisce Barry Lopez nel documentato e appassionante Lupi (Piemme pocket, 2002, pagg. 415, euro 8.90) che secondo gli indiani Bella Coola una volta qualcuno cercò di trasformare gli animali in uomini, riuscendo però a rendere umani solo gli occhi dei lupi, che forse per questo fanno tanta paura e guardarli è un’esperienza mistica. Di qui parte Il totem del lupo: «Sdraiato nella neve, Chen Zhen puntò il cannocchiale verso un grosso esemplare di lupo della prateria mongola e per un istante ne incrociò lo sguardo, grigio e duro come acciaio. Per la paura rabbrividì come se quegli occhi avessero il potere di penetrargli l’anima».
Hélène Grimaud, la delicata ed emotiva pianista di Variazioni selvagge (Bollati Boringhieri, 2006, pagg. 169, euro 18), che si divide tra il pianoforte e i suoi lupi in Florida, racconta di Alawa, la lupa che le ha cambiato l’esistenza: «Gli occhi avevano un chiarore quasi soprannaturale; diffondevano una luce smorzata, violetta e selvaggia. Stranamente, ogni suo passo poneva fine ai suoni: niente uccelli notturni, né strisciare né aleggiare, ma un silenzio denso e teso. Mi guardò, ed ebbi un fremito; non paura o angoscia, semplicemente un fremito». In quel silenzio, Hélène ha ritrovato la sorgente della sua musica interiore. Alawa si avvicinò, le annusò la mano, vi appoggiò testa e spalla, e quella «dolcezza si fece dentro di me canto misterioso, richiamo di una forza ignota e primordiale». Una sorta di contrappunto alterna nelle Variazioni selvagge i dati più disparati sui lupi e l’autobiografia della Grimaud.
Ne L’occhio del lupo (Salani, 1993, ristampa 2006, pagg. 109, euro 10), Daniel Pennac descrive un occhio «giallo, rotondo, con una pupilla nera proprio al centro». Non si chiude mai e nella fantasia di un bambino allo zoo, quell’occhio diventa «una luna rossa in un cielo vuoto», finché da dentro alla viva pupilla di Fiamma Nera (non Zanna Bianca!), «una lupa nera, appallottolata in mezzo ai suoi piccoli... fissa il ragazzo ringhiando». Altre infanzie. «Tondi e gialli» sono pure gli occhi de L’ultimo lupo di Mino Milani (Piemme junior, 1993).
Riesuma il filone mitteleuropeo dei licantropi Vukovlad, il signore dei lupi, di Paolo Maurensig (Mondadori, 2006, pagg. 109, euro 12). In Chi ha paura del lupo? (Frassinelli, 2005), la norvegese Karin Fossum scava nella psiche di Errki Johrma, uno schizofrenico evaso dal manicomio, con un lupo dentro che gli dice come agire e ne fa un mostro, mentre Tom Egeland premette al suo thriller fra terroristico e fantapolitico La notte dei lupi (Bompiani, 2006, pagg. 529, euro 19) che «secondo i miti il lupo è l’unico animale che osa affrontare un avversario più forte di lui e che preferisce la morte piuttosto che perdere la propria libertà.
I ceceni hanno un termine particolare per indicare gli esseri umani particolarmente coraggiosi. Li chiamano berzloj. Uomini lupo. Tra i classici, da rileggere l’enigmatico Hermann Hesse del Lupo della steppa, Il Libro della giungla di Rudyard Kipling, laddove Mowgli «alza lo sguardo e non ha paura», dice Babbo Lupo, e L’uomo dei lupi, di Sigmund Freud, sul paziente ossessionato dall’incubo di sette lupi bianchi seduti tra le fronde dell’albero dell’infanzia. I paralleli tra lupi e donne rendono intriganti le Donne che corrono coi lupi, le «donne selvagge» di Clarissa Pinkola Estés (Frassinelli, 1993). In Come il lupo, di Eraldo Baldini (Einaudi, 2006, pagg. 235, euro 11.60), Orso racconta d’aver mangiato, «appena asciutte le tette di mia madre, un cuore di lupo. Per farmi diventare uno senza paura». E in Cani e lupi di Marco Lodoli (Einaudi, 1995 e 2000), il protagonista scrive alla sua Mimosa di un ballo, una caccia e un accoppiamento notturno con una lupa. Per chi volesse saperne di più, oltre a Lupi di Lopez, leggere Insieme con i lupi, di Nicholas Evans (Superbur, 2000), Con i lupi, di Jim e Jamie Dutcher (Piemme, 2003), Vivere con i lupi, stessi autori, ma illustrato (Corbaccio, 2006), e Il lupo, di Francesco Cesoni e Giovanni Fasoli, con foto (Logos, 2004). Ora non resta che appostarsi sui crinali del Parco d’Abruzzo e aspettare il lupo vero.