Uno sguardo fuori dai confini

Tutto sommato, siamo rimasti dei provinciali. Ingigantiamo le cose di casa nostra e sottovalutiamo ciò che accade oltre confine. Questo vale anche per quanto concerne gli ordinamenti costituzionali. Certo, esistono fior di manuali di diritto costituzionale italiano e comparato. Ma sono destinati alla ristretta cerchia degli studenti universitari. Siccome le università purtroppo rimpiccioliscono di anno in anno, per contrappasso quei manuali appaiono sovente troppo corposi e di non sempre agevole lettura. Le istituzioni del resto non riguardano unicamente i soliti addetti ai lavori, chierici depositari di quella gaia scienza rappresentata dal diritto costituzionale e dintorni. No, le istituzioni appartengono a tutti i cittadini, nessuno escluso. Perciò è loro interesse avere una qualche cognizione in materia se non vogliono regredire a sudditi.
La nuova collana del Mulino, curata da uno specialista in materia qual è Carlo Fusaro e che s’intitola Si governano così, parte per l’appunto da queste premesse. Agili volumetti, che non superano mai le 200 pagine e redatti da esperti del ramo, sono già stati dedicati alla Germania, al Regno Unito, alla Spagna e alla Francia. E ben presto ne seguiranno altri riguardanti gli Stati Uniti, il Canada, l’India e la Cina. Ognuna di queste opere ha tratti comuni. Dopo aver riassunto il contesto geopolitico e le tappe di storia costituzionale, illustra le libertà fondamentali, le forme di Stato e di governo, gli organi costituzionali, il quadro politico. E si chiude con una cronologia politico-istituzionale e un’adeguata nota bibliografica.
Questa collana ricorda un po’ la collana «Que sais-je?», diretta ai tempi suoi da Paul Angoulvent e edita dalle Presses universitaires de France, che aveva lo scopo di raggiungere con i suoi essenziali ma ben condotti saggi un pubblico più vasto di quello dei soliti acculturati, e un po’ un’altra vecchia collana francese dedicata per l’appunto a come sono governati i vari Paesi. Ma forse questa collana del Mulino si ispira, non sapremmo dire quanto consapevolmente, anche e soprattutto alla letteratura costituzionale dell’immediato nostro dopoguerra. Una letteratura suscitata dal Ministero per l’Assemblea costituente, guidato da Pietro Nenni che ebbe in Massimo Severo Giannini il suo più stretto e autorevole collaboratore. Videro così la luce nell’anno di grazia 1946 dei tascabili dalla copertina color grigio topo, editi da Sansoni. Opere di eminenti giuristi, a cominciare da Costantino Mortati, che illustravano in maniera semplice e chiara le istituzioni degli altri Paesi.
Allora si trattava di dar vita alla nuova Costituzione repubblicana dopo che per un secolo aveva calcato la scena lo Statuto albertino. Adesso si tratta di aggiornare quella Costituzione per adeguarla ai nuovi tempi proprio in un momento nel quale, dopo le elezioni del 9 e 10 aprile, la politica è al suo minimo storico. Se per disavventura la riforma costituzionale del governo Berlusconi non dovesse superare lo scoglio del referendum confermativo di giugno, dovremo dire addio a istituzioni in qualche misura simili a quelle esistenti sulle rive del Tamigi. E saremo punto e daccapo. Comunque vadano le cose, questi minisaggi del Mulino torneranno particolarmente utili non solo agli esperti, non solo ai cittadini comuni, ma soprattutto a una classe politica come la nostra che naviga a vista. Potrà toccare così con mano le soluzioni accolte altrove. E, qualora abbiano dato buoni risultati, se ne potrà tentare il trapianto. Perché confidare ancora una volta unicamente nello stellone della Repubblica sarebbe da incoscienti.
paoloarmaroli@tin.it