Uno sguardo su Regina Coeli «dove ogni stanza ha un cielo»

Michela Giachetta

Raccontare, attraverso delle immagini, cosa succede dentro un carcere. Come ci si fa da mangiare, dove si legge. Qual è l’espressione che l’odore della pioggia provoca. Perché l’odore della pioggia arriva anche dentro il carcere. E probabilmente ha un altro effetto rispetto a quello che provoca in noi, «costretti» a uscire, ad andare al lavoro, a portare i figli a scuola. Il volume Regina Coeli del fotografo Pino Rampolla racconta, attraverso le immagini, proprio questo: momenti della vita quotidiana, volti, gesti immortalati al di là del muro del penitenziario di via della Lungara. La pubblicazione di questo volume è stata promossa dall’associazione culturale Gisca (Gruppo italiano scuola carceraria) con la casa editrice Herald e la cooperativa sociale Infocarcere, nell’ambito della collana «Quaderni dal carcere» e si inserisce nel progetto editoriale «Obiettivo carcere: autobiografia di chi vive al di là del muro», che prevede la realizzazione di un testo fotografico su ogni istituto penitenziario del Lazio.
«È un libro che raccontando ciò che accade dentro parla a quelli che stanno fuori e aiuta a superare tutte le barriere e i pregiudizi», ha detto Iole Santelli, sottosegretario alla Giustizia, durante la presentazione del volume, sottolineando anche il ruolo fondamentale delle cooperative e delle associazioni. Il direttore del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Tinebra ha poi osservato come le fotografie di Rampolla «non accusano e non nascondono: sono istantanee che colgono le immagini della vita di tutti i giorni. E sembrano dirci che la vita scorre anche qui a Regina Coeli, a pochi passi dal centro della capitale». Dove «ogni stanza ha un cielo», come sottolinea Rampolla, chiudendo il suo volume. Ha partecipato all’iniziativa anche l’attore Enrico Montesano che così si è rivolto ai detenuti: «Voi siete qui perché avete fatto degli errori ed è giusto che scontiate la vostra pena. Ma ciò che mi preoccupa sono le persone che vivono fuori che continuano a fare caos».