Shakespeare tra classico e moderno

Matteo Failla

Un Romeo e Giulietta che non è un vero Romeo e Giulietta, ma che da metà spettacolo in poi sembra un vero Romeo e Giulietta di Shakespeare. No, non può certamente essere questa la miglior presentazione del nuovo spettacolo di Leo Muscato, ed è per questo che sarà forse meglio affidarsi al lungo sottotitolo per cominciare a raccapezzarsi un po’: Ruggero Dondi e Salvatore Landolina saranno protagonisti al Teatro dell’Elfo, fino al 22 gennaio, di Romeo e Giulietta – Nati sotto contraria stella, «ovvero La dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo impunemente interpretata da comici trasformisti specialisti del teatro di ricerca e in comparsate». E sotto la regia di Leo Muscato reciteranno anche Marco Gobetti, Giordano Mancioppi e Dario Buccino, con la partecipazione straordinaria di Pierfrancesco Loche e Ernesto Mahieux.
Un sottotitolo così lungo per allontanare coloro che si aspettavano il classico Romeo e Giulietta o per avvicinare coloro che quel classico non sarebbero andati a vederlo?
«Diciamo un modo per essere chiari con il pubblico – spiega il regista Leo Muscato – anche se alla fine finiamo per tradire anche il sottotitolo. Questo non è uno spettacolo comico, anche se è certamente divertente per buona parte del tempo. Immaginate il vecchio attorone di una volta, Ruggero Dondi, nei panni di una Giulietta con tanto di tutù da ballerina classica e una maglia della salute, oppure una tragedia come questa del grande bardo nella quale recitano solo attori oltre i sessant’anni».
Che oltretutto sono tutti attori uomini.
«È vero, il cast è formato da solo uomini. Un omaggio al vero teatro elisabettiano. Ai tempi si usava anche scrivere testi per quaranta o cinquanta personaggi, come faceva lo stesso Shakespeare, ma poi si facevano recitare i differenti ruoli a non più di 12 o 13 attori».
E come nella tradizione del teatro elisabettiano, anche in questo Romeo e Giulietta si gioca con il metateatro.
«Vero, sul palco i sette comici, presi da continui cambi d’abito, ce la mettono tutta a portare avanti lo spettacolo, anche se a un certo punto qualcosa va storto: non riescono a dissimulare i loro rapporti personali fatti d’invidie, ripicche e alleanze e così confondono le intenzioni dei personaggi con le proprie e si rubano le battute. Inizia il gioco al massacro della storia shakespeariana e si precipita nel vortice del metateatro».
Ma poi tutto cambia, e a un certo punto lo spettacolo ritorna a essere il vero e classico Romeo e Giulietta.
«È proprio questa la magia. La bravura degli attori sul palco gioca un ruolo determinante. A ogni rappresentazione il pubblico, dopo circa mezz’ora, dimentica che sul palco ci sono attori sessantenni che recitano parti da ventenni, e così partecipa commosso al dramma che va in scena. Proprio questi attori non più giovani, dotati di grande bravura ed esperienza, riescono a raccontarci la storia dei due giovani e sfortunati amanti fino ad arrivare a farci commuovere. Certo senza la bravura degli interpreti tutto questo non sarebbe successo».