Shalit domani sarà liberato Peres: «Ma io non perdono»

In un clima di crescente emozione e di febbrile attesa sono cominciati ieri in Israele i preparativi logistici per lo scambio di un primo gruppo di 477 detenuti palestinesi col caporale israeliano Ghilad Shalit, da cinque anni prigioniero di Hamas a Gaza. Altri 550 saranno liberati entro i prossimi due mesi.
Già la scorsa notte impiegati del ministero della giustizia avevano trasferito nella residenza presidenziale casse contenenti i dossier dei detenuti ai quali il presidente Shimon Peres dovrà condonare la pena entro 48 ore, passo legalmente necessario per rendere possibile lo scambio. Secondo la stampa locale Peres firmerà i condoni aggiungendo questa frase: «Non perdono e non dimentico».
In vista dello scambio, che a quanto si è appreso avverrà martedì, autobus partiti da diverse prigioni sparse nel paese hanno trasportato 450 detenuti maschi nel carcere di Ketziot, nel Neghev, e 27 detenute in quello di HaSharon, vicino a Tel Aviv. È da queste due prigioni che il giorno dello scambio i palestinesi saranno trasportati, ancora in manette, ai valichi di confine con la Cisgiordania e con la striscia di Gaza dove saranno rilasciati. Prima di riavere la libertà dovranno firmare una dichiarazione di impegno a non più prendere le armi contro lo Stato ebraico. Nei territori palestinesi fervono intanto festosi preparativi per ricevere i connazionali, considerati «eroi» della loro causa.
L’avvicinarsi del giorno della liberazione di Shalit è accompagnato in Israele da una crescente tensione nel timore che forze ostili allo scambio possano compiere azioni di sabotaggio o che improvvisi ostacoli mandino tutto all’aria. Fonti palestinesi citate da Ynet non escludono un intoppo sul numero delle detenute donne incluse nello scambio: sulla carta sembra sia stato concordato il rilascio di «tutte le prigioniere», ma la lista d’Israele comprende in totale 1.027 nomi (27 donne) mentre i palestinesi calcolano - a seconda delle stime - che le prigioni israeliane ospitino fra 34 e 38 recluse.
Timori che un esponente del governo di Hamas a Gaza, Ghazi Hamad, ha oggi cercato di dissipare. Intervistato dalla radio pubblica israeliana Hamad, pur riconoscendo l’esistenza di un dissenso sull’esatto numero delle recluse, ha assicurato che non ci saranno difficoltà e che l’accordo di scambio «è stato firmato e sarà perciò onorato».
Sondaggi d’opinione indicano che la grande maggioranza degli israeliani approva lo scambio, accettando di far buon viso a cattivo gioco. Tra i palestinesi che saranno liberati vi sono infatti alcuni condannati per operazione particolarmente sanguinose..