SHAMMAH «Mazzarella santo bevitore da leggenda»

La regista affronta la sfida del testo con entusiasmo

Una casualità, che però riesce a insinuarsi in un progetto già predisposto e a esserne perfetto ingranaggio. È accaduto alla Leggenda del santo bevitore, spettacolo che Andrée Ruth Shammah si è ritrovata tra le dita quasi senza volerlo.
«È una strana avventura, il progetto era di Mario Morini e poi è passato a me come elemento del progetto Corpo a corpo, altro passo di questa nostra particolare stagione», dice la regista. In prima nazionale, la Leggenda debutterà giovedì al teatro Franco Parenti.
La particolare stagione cui accenna Shammah vedrà protagonista, a maggio, Giorgio Albertazzi che legge Franz Kafka. Una stagione che, dallo scorso autunno, procede per passi tematici. Si è iniziato con spettacoli che si interrogavano sulla complessità del presente e ora, come s'è detto, tocca a un Corpo a corpo che si specifica in un ulteriore Interrogare la domanda. Joseph Roth, l'autore della Leggenda, è quanto mai indicato per porre tutti gli interrogativi del caso.
«La storia è emblematica di quel bisogno di senso e di assoluto che è in ognuno di noi - dice Shammah -. Roth ha scritto una parabola sul senso della vita in cui quel bisogno è semplicemente raccontato. Anch'io ho voluto evitare avvitamenti cerebrali, cercando solamente di rendere quella necessità senza dare risposte. Ecco il perché dell'interrogare la domanda, come gesto che la mette in dubbio di volta in volta».
Definire complesso il tema della messa in scena è un eufemismo. E una sfida per chi debba renderlo in teatro. La regista l'ha raccolta con il rigetto di ogni intellettualismo. «Mai didascalica, mi sono detta. E lascia Piero a suo agio».
Piero altri non è che Mazzarella, emblema del teatro meneghino prestato all'Andreas Kartak protagonista del racconto e alter ego di Joseph Roth. La voce rugginosa dell'attore è anche il suono perfetto con cui raccontare le vicende del clochard che, in una Parigi popolata da figure affascinanti, riuscirà a portare a termine il suo compito: saldare il debito, anche monetario, con Santa Teresa di Lisieux.
«Piero ha un'intelligenza scenica straordinaria - dice Shammah -, pare intuire esattamente quello che mi passa per la testa. Questo allestimento è nato prova dopo prova: non è una riduzione del testo, ma una sua lettura in cui ogni volta aggiungevo o toglievo qualcosa».
Quanto alla lettura, è tutt'altro che tradizionale. La vita sregolata di Andreas, nella visione di Shammah, è priva di sensi di colpa e conduce comunque ad una bella morte, chiusura di un'esistenza vissuta in ogni suo secondo. «Anche se Andreas beve perché è uno sradicato, e in questo è come tutti noi: uomini moderni di fronte al caos e privati delle proprie radici. Cioè persone che non sanno più chi sono».
La leggenda del santo bevitore
con Piero Mazzarella, Teatro Parenti, sala Pirelli, via Tertulliano (ang. via Cadolini 19), da domani, ore 21, ingresso da 22.50 a 8 euro