Shammah mette in scena un «dittico» sulla vita

Anime messe a nudo, che si riflettono e non si riconoscono nelle loro frustrazioni e debolezze, incapaci di amarsi. Donne che sognano altro, confondendo tragicamente speranza e illusione e perdendosi nelle tante sfumature della vita. Personaggi segnati dalla violenza delle immagini che scelgono la scatola vuota della tv come interlocutore privilegiato e silenzioso. Sono i protagonisti del dittico Dove ci porta questo treno blu e veloce e Le cose sottili nell'aria, due atti unici del drammaturgo milanese Massimo Sgorbani, andati in scena nel 2007 per sole tre repliche e che ora ritornano sotto i riflettori con la regia di Andrée Ruth Shammah nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti da mercoledì 18 a domenica 29 maggio (per informazioni telefonare al numero 02.59995206 oppure collegarsi al sito www.teatrofrancoparenti.it). Un lungo viaggio nei meandri della vita che comincia dal Kosovo dove in uno scenario di guerra e disperazione una giovane donna ha perso in partenza il treno della libertà e per sopravvivere non trova altro di meglio che prostituirsi: «È un testo molto duro, impegnato, difficile e tutto incentrato sull'illusione di andare avanti nonostante i dolori e i turbamenti dell'anima ritrovando una speranza che dia un senso alla vita», spiega Sabrina Colle, interprete del monologo, o meglio del soliloquio, Dove ci porta questo treno blu e veloce. Il medesimo amore perduto anche dalla protagonista dell'altro atto unico di Sgorbani, Le cose sottili nell'aria, interpretato da Ivana Monti e Mario Sala, rispettivamente una madre disperata e un figlio cresciuto a violenza e tv e diventato esibizionista morboso, che si alternano, senza incontrarsi, nel racconto delle proprie immense e tragiche solitudini. «Il mio ruolo è quello di un'anziana donna popolana, resa ancor più concreta dalla parlata milanese, convinta di dialogare con il marito morto attraverso la televisione, e che in scena ripercorre tutte le proprie delusioni trovandosi a fare i conti con i suoi grandi e piccoli errori di una vita», spiega Ivana Monti. «È la storia di una donna tragica ma nello stesso tempo comica, emblema di una sofferenza, anche fisica, collettiva, e di un figlio stordito dalle immagini violente dei fatti di cronaca trasmesse dalla tivù, due anime entrambe chiuse nella loro solitudine e tragicamente incapaci di amarsi».