A Shanghai Westwood può già perdere il trono

Con una vittoria, Woods, Kaymer e Mickelson possono spodestare il neo-leader del ranking

 di Isabella Calogero

«Dolcetto o scherzetto» ripetono i ragazzini nella notte di Halloween. Ecco, lo scorso 31 ottobre Lee Westwood è stato decisamente al gioco: lo scherzetto l’ha tirato a Tiger Woods soffiandogli - dopo ben duecentottantuno settimane consecutive al vertice - il primato nel ranking mondiale; il dolcetto se l’è invece gustato da solo mentre era in volo per Shanghai.

E già, perché da domani il circo del grande golf ricomincia proprio dalla Cina e in palio non ci sarà solo il giga-montepremi da sette milioni di dollari del Wgc-Hsbc Championship, ma anche e soprattutto lo scettro dell’inglese. Il regno di Re Lee (primo europeo a diventare number one dopo Sir Nick Faldo nel ’94) potrebbe infatti essere breve come un battito di ciglia: sul percorso del Sheshan Golf Club, il trentasettenne di Worsksop sembrerà un piccione circondato da tre gatti affamati. A contendergli il primo posto mondiale ci saranno infatti il solito Tiger Woods, il tedesco Martin Kaymer e l’americano Phil Mickelson, rispettivamente numero due, tre e quattro del World Ranking: chiunque di loro vincesse il torneo potrebbe diventare (o tornare, nel caso di Tiger) il re del mondo.

Dunque la novità vera (e il divertimento) di questo finale di stagione e probabilmente anche dell’inizio del 2011 sarà proprio il continuo movimento al vertice della classifica mondiale: obiettivamente appare arduo ipotizzare un Westwood che regge a lungo al top, soprattutto se il numero delle sue vittorie resta sparuto come negli ultimi anni (solo cinque i successi nelle ultime sette stagioni).

E difatti, in conferenza stampa, lo stesso Tiger, pur riferendosi al suo personalissimo annus horribilis, ha spedito a Westwood un messaggio chiaro e limpido: «Se non si vince, non si rimane numero uno». Uomo avvisato, dunque, mezzo salvato? Mah.
Lee risponde a stretto giro di posta spiegando che «questo primato mondiale premia la continuità dei miei risultati», ma tant’è, tra i top four del World Ranking, gli unici due che sembrano possedere le doti da Cavaliere Jedi per restare in cima a lungo sono il tedescone Kaymer, o un Woods in versione Lazzaro (cioè risorto), anche se ormai privato del suo cosiddetto «Fear Factor». Cosa significa? Semplice: che Tiger, non incutendo più il delirio tremens agli avversari, in futuro vincerà, ma difficilmente dominerà.

Questa dunque per sommi capi la situazione al vertice delle classifiche, ma a Shanghai saranno in campo tutti, ma proprio tutti, i più forti del mondo, a cominciare da Mc Dowell, Mc Ilroy, Poulter, Casey, Els, Donald, Mahan e Jimenez. E non mancheranno nemmeno i due fratelli Molinari, Edoardo e Francesco, accreditati rispettivamente del sedicesimo e del trentesimo gradino mondiale. A tener loro compagnia in campo, magari parlando anche di Milan, Inter e Juve, ci sarà l’«italian wonder boy» Matteo Manassero (fresco numero novanta del mondo nonostante i pochi tornei giocati), che, grazie alla recente vittoria in Spagna, si è visto recapitare in quel di Verona un graditissimo invito per la Cina. Risolte le difficoltà burocratiche per un visto dell’ultimo minuto, Matteo giocherà alle 9,40 ora di Shanghai, con Stuart Appleby e Ryan Palmer: peccato, ci sarebbe piaciuto vederlo in una terna di juniores. Magari coi quasi coetanei Ishikawa e Noh, perché, alla lunga, un futuro «world number one» potrebbe uscire proprio da questi nomi.