Shani, puma della velocità: «Odio tutti»

Tony Damascelli

nostro inviato a Torino

La mamma è una jena. Il figlio un puma. Cherie Davis ha tirato su Shani come si deve per una famiglia afroamericana nella città di Chicago. I ragazzi neri giocano a pallacanestro, provano con il baseball e vanno di rap. Quando aveva due anni Shani aveva versato un piatto di zuppa di fagioli sulla tonaca di una suora. Si era portato avanti con la vita, bella dura come voleva mamma Cherie. «Odio tutti, la stampa e quelli della federazione di pattinaggio», poche parole ma sentite. Shani Davis è il primo atleta di colore che può vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi nel pattinaggio veloce. Cosa che ha già fatto nel mondiale dello scorso anno. Un puma che corre dall’età di sei anni quando sua madre gli aveva fatto dono di un paio di pattini a rotelle. Andava così fuori giri che i poliziotti di quartiere avevano chiesto alla madre di dare una regolata a quel pupo. Shani Davis è cresciuto fino a un metro e ottantadue centimetri e si porta appresso ottantacinque chili di peso, il tutto gli serve per sviluppare potenza e agilità. Sua madre era la segretaria di un avvocato, Fredi Benjamin tra le altre cose era dirigente proprio della federazione degli sport sul ghiaccio. Il passo fu breve, ma violento, soprattutto per la ferocia dei ragazzi del quartiere, che incominciarono a deridere Shani. «Roba da femmine, ti metti anche la calzamaglia?».
Shani era abituato a prenderle e a darle. In breve: Davis vince titoli di categoria, superando anche quelli più vecchi di età. Va fortissimo, ama De Niro e il rap, ha tradito il suo primo idolo, Michael Jordan, tiene in casa il dvd di Shaft, a tavola preferisce il cibo coreano, per tre anni ha praticato il taekwondo ma si diverte con la pesca e la caccia. Dopo 17 anni eccolo alla vigilia dell’evento.
Cherie lo vuole sul podio, la federazione lo tiene a distanza per una vecchia storia di sponsor. Shani è una star in Olanda, importante come Van Nilsterooy o Seedorf perchè ha scelto una banca dei Paesi Bassi come sponsor personale e unico. La federazione americana gli ha imposto di togliere logo e altro dalle divise e di sostituirlo con lo sponsor ufficiale. Davis si è opposto, gli hanno tagliato i viveri, negandogli i denari per gli allenamenti, punendolo con una multa di 8mila dollari. Lui ha preso Cherie, il dvd di Shaft, l’autografo di De Niro e se ne è andato a Calgary, Canada, conservando la patria statunitense. Lo hanno nominato atleta dell’anno. Le suore di Torino sono avvisate.