Sharapova e Kvitova, le regine sull’erba sono loro E Wimbledon, dopo 25 anni, ritrova una «finalova»

nostro inviato a Wimbledon

C’è un pazzo nella tribuna parenti di Wimbledon. Il suo nome è Jiri Kvitov ed è pazzo, s’intende, per sua figlia, ovvero Petra, ovvero la Kvitova, una ceca in finale sull’erba più bella del tennis. Jiri - intanto - si esalta, durante la semifinale della sua bambina contro Viktoria Azarenka gesticola, esulta, si sbraccia e alla fine imbraccia la sua videocamera per filmare in diretta l’ultimo punto del match. Roba da far arricciare il naso agli honorary steward custodi delle tradizioni del Tempio.
Però, in fondo, Jiri non ha tutti i torti: l’anno scorso la figlia si arenò allo stesso punto contro Serena Williams, quest’anno è tornata alla carica più convinta, più matura e più sicura, con quel servizio quasi implacabile e quel colpo mancino che spolvera tutti gli angoli. Unico problema: ogni tanto si distrae ed è per questo che spesso vince in tre set. Ma vince.
Il tennis femminile insomma ha consacrato il suo prossimo futuro, che adesso passerà all’esame di Maria Sharapova, incantevole nel punteggio anche quando vince così così: perché se una batte la Lisicki in due set pur commettendo 13 doppi falli, vuol dire oltre alla partita non c’è neppure storia. Però adesso c’è Petra ed è roba dura.
La Kvitova infatti è cresciuta nel mito di Martina Navratilova, qualcuno dice che ricordi Steffi Graf, in realtà assomiglia molto di più - anche, purtroppo per lei, nell’aspetto - a Petr Korda, quel lungagnone ceco che arrivò al numero 2 del mondo dopo aver vinto un Australian Open ma che finì la carriera con una squalifica per doping. Armata di talento, coraggio e anche di una insospettabile - vista la sua magrezza - pancetta da ragioniera, la Kvitova sembra davvero qualcosa di diverso, ed è per questo che ora si rivolge a Santa Martina: «Fino ad oggi quando pensavo a Wimbledon mi venivano in mente le vittorie della Navratilova. Se mi ha aiutato nella carriera? In realtà l’ho conosciuta qui l’anno scorso e finora mi ha detto “buona fortuna” e “complimenti”. Beh, certo: adesso sogno di fare come lei, però...». Però adesso c’è Maria, una finale tra «ova» dopo 25 anni (nel 1986 fu - appunto - Navratilova contro Mandlikova) e sarà un’altra cosa: «Contro la Sharapova ho il vantaggio di essere mancina, ma, beh, certo: vincere sarebbe una cosa da pazzi». Con papà Jiri presente in tribun, lo sarà di sicuro.

Semifinali donne: Kvitova b. Azarenka 6-1, 3-6, 6-2; Sharapova b. Lisicki 6-4, 6-3. Oggi semifinali uomini (ore 14): Tsonga-Djokovic, nadal-Murray.