«Sharm, decido io le mie ferie non i kamikaze»

Altri arrivi in aeroporto, lacrime tra i parenti. E c’è chi è fatalista: «Mia figlia è là, paura? Ormai quel che doveva succedere è successo»

Claudio De Carli

nostro inviato a Malpensa

Tutto regolare, baci e abbracci, saluti e tanti auguri: ma a Sharm per caso è successo qualcosa?
L’incarico è ancora quello di raccogliere e poi raccontare storie che tirino dentro, emozione e sentimenti, qualcosa che trasudi e palpiti, ma ieri a Malpensa, così come nel Mar Rosso, era come se qualcuno fosse passato e in tutta fretta avesse resettato il mondo. Si può anche scrivere di questo e non sono solo sensazioni: «Ora Sharm è diventato il posto più sicuro del mondo, ma non mi ci fanno tornare», dice un passeggero in coda al check in per Marsa Alam. È la fila più gonfia alle partenze del Terminal 2 di Malpensa, quattro del pomeriggio, tutti italiani dirottati a Marsa Alam contro ogni desiderio che era e resta Sharm. Vorrebbero farci credere che se la Farnesina non avesse sconsigliato il soggiorno fra le macerie e i tour operator non si fossero adoperati per trovare mete alternative, a due giorni di distanza dall’attacco kamikaze il flusso dei turisti non si sarebbe placato.
Mamma, papà e figlia, torinesi, sbuffano: «Non capisco per quale motivo non si possa andare a Sharm - dice la mamma -. Noi ci saremmo tornati volentieri, tanto se deve succedere...». Avrebbero volentieri trascorso la loro settimana di vacanze a Sharm ma il tour operator li ha convinti a imbarcarsi per Marsa Alam. Mentre sono in fila sono circondati da altri passeggeri che li sentono commentare e annuiscono.
Scusi, è facile infilarsi il costume da bagno e prendere il sole fra morti e macerie? Domanda inutile, quasi provocatoria: «E allora cosa si fa, si lascia decidere ai terroristi le nostre ferie?», risponde una signora arrabbiatissima, una di quella che dà l’idea di essere stata pronta a pagare una sovrattassa pur di non cambiare meta. E si può solo immaginare la faccia di quel gruppo di turisti, naturalmente italianissimi, che ieri sono dovuti rientrare senza fiatare mentre si trovavano al Cairo ed erano già con il costume in bocca: «Ci hanno detto tutti a casa -, ha sbottato un’anziana signora milanese che ce l’aveva col mondo -. Ma io non avevo paura e a Sharm ci volevo proprio andare».
Forse è un modo come un altro per esorcizzare la paura e farsi forti davanti all’assurdo che ci sta attanagliando in queste ore. Forse quelli che tornano da Sharm ci daranno un’impressione diversa: a pochi minuti dal decollo per Marsa Alam, è in arrivo un volo Egypt Air da Sharm el Sheikh. Ma è un disastro per chi si attendeva un’inversione di rotta: «Sabato mattina calma piatta - dichiara uno dei primi passeggeri sbarcati -, ma già ieri pomeriggio tutti in spiaggia e in piscina».
È il padre di un famiglia che a Sharm ha lasciato la figlia: «Lei lavora lì - dice la mamma - fa l’operatrice turistica. Paura per lei? No, quello che doveva succedere ormai è successo». Anche loro parlano della serie di esplosioni con molto distacco: «Al momento si pensava a un petardo».
I charter sono arrivati a getto continuo dalla notte di sabato e per tutta la giornata di domenica, circa duemila comunque i turisti italiani tornati dal luogo del massacro, qualcuno con commenti a tinte forti, ma nell’insieme apparivano più che altro turisti emotivamente scossi e niente di più: «Gli ultimi due giorni li ho passati chiuso nel villaggio senza più mettere piede fuori».
All’uscita degli arrivi tanti parenti ma molta meno apprensione rispetto a sabato. Le notizie dei propri cari erano arrivate, rassicurazioni comprese: arrivo con il volo Blue Panorama, tutto a posto, baci.
Tanti fotografi e cineprese, il solito muro di stampa e tanti anonimi a mettersi in prima fila per ricevere qualche secondo di celebrità davanti alle telecamere.
E qualcuno per il Mar Rosso, destinazione Sharm el Sheikh, è anche partito. Poca cosa, i desk dei check in delle principali compagnie aeree a Malpensa erano praticamente deserti. Un primo volo delle sette del mattino è decollato con due passeggeri su 128 annunciati, un secondo alle sette e trenta ha imbarcato otto egiziani che facevano il loro rientro a casa su 165 prenotati. Tutti costretti? Rimane la sensazione che a Sharm l’atmosfera non sia da nervi distesi, ma piuttosto da vacanza estrema, anche se qualcuno ha tentato di resettare il mondo.