A Sharm el Sheik ora nascerà una chiesa italiana

170 politici sbarcano in Egitto. Schifani: «Turisti non tradite questo Paese»

da Roma

Una chiesa cattolica a Sharm el Sheik, poco distante dal teatro dell’attentato degli integralisti islamici che nel luglio scorso provocò la morte di settanta persone fra cui sei turisti italiani e portò il terrore nel paradiso dei sub. A dare il via libera alla costruzione luogo di culto cristiano in terra musulmana è stato il presidente Hosni Mubarak che ha così «ceduto» alle pressioni del consolato e degli italiani che lavorano nella cittadina egiziana. A raccogliere la notizia sono stati 170 vip italiani che sono arrivati ieri a Sharm per incoraggiare i connazionali a tornarvi numerosi. «Abbiamo fatto tutto a nostre spese», premette il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani, promotore della missione. «Un’iniziativa politica spontanea e una breve vacanza, mercoledì torniamo a Roma. Soprattutto un modo per dire che occorre tornare, non facendolo faremmo un favore al terrorismo che con la sua violenza sanguinaria vuole colpire un Paese arabo moderato che con le sue iniziative diplomatiche dà un forte impulso alla pace e al dialogo». Oltre a Schifani della delegazione fanno parte anche l’azzurro Angiolino Alfano, il presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro e il sindaco di Palermo Diego Cammarata.
A tutti preme portare solidarietà alla «brava gente di Sharm che ha bisogno di lavorare con il turismo», ha spiegato ancora l’esponente azzurro. Ma c’è anche un problema economico nazionale. Gli italiani sono gli unici turisti a non essere ancora tornati. Per russi, inglesi e tedeschi l’attentato è acqua passata. E a soffrirne sono le strutture di proprietà degli italiani. «Per questo - aggiunge Schifani - siamo arrivati con un charter dell’Eurofly e soggiorniamo in un villaggio italiano del Ventaglio».
«La sicurezza non è più un problema. Il governatore del Sud Sinai Moustafa Afifi ce lo ha assicurato», spiega Schifani. Lunedì la delegazione italiana incontrerà il ministro egiziano del turismo. La speranza del governo del Cairo è che le garanzie sulla sicurezza e la nuova chiesa cattolica facciano tornare anche gli italiani, un tempo i turisti più numerosi e oggi quelli più riluttanti.